Stando a una recente indagine effettuata dalla Coldiretti a essere colpiti dall’allarme siccità sarebbero stati circa il 65% dei campi coltivati in Italia: una situazione che avrebbe provocato danni di entità superiore ai 2 miliardi di euro.

L’assenza di pioggia e le alte temperature più alte della media si sono fatte sentire in modo particolarmente netto in almeno 10 regioni della Penisola, le quali sarebbero in procinto di presentare la richiesta di approvazione dello stato di calamità naturale al Ministero delle Politiche agricole.

Grazie a questa misura straordinaria le aziende possono sospendere le rate dei mutui, e richiedere il blocco del versamento dei contributi assistenziali e previdenziali e l’accesso al Fondo di solidarietà nazionale per il ristoro danni.

Per fare alcuni esempi uno tra i bacini idrici più importanti d’Italia, il Po, si trova al momento sotto lo zero idrometrico di 3,5 metri: da qui la difficoltà per gli agricoltori di salvaguardare le proprie coltivazioni, con tanto di allarme fieno per quanto riguarda l’allevamento.

Tra le zone più colpite il Veneto, che già dallo scorso aprile ha iniziato a contingentare l’acqua, mentre in Friuli Venezia Giulia è in vigore lo stato di sofferenza idrica, mentre è ormai più che nota la situazione in Lazio, con il caso di Roma già al centro di feroci polemiche politiche.