L’allerta antiterrorismo si eleva. In tutto l’Occidente, Italia compresa. Durante l’audizione in Parlamento per l’invio di armi in Iraq, il ministro degli Esteri, Federica Mogherini, ha descritto la portata della minaccia rappresentata dall’Isis che non si limita a rappresentare un pericolo letale in Iraq e Siria ma riguarda anche Europa e Italia. Una conferma che arriva dai documenti dell’intelligence: secondo i Servizi Segreti “l’Isis è la più grave e complessa minaccia terroristica che l’Italia e l’Europa si trovano ad affrontare dai tempi dell’11 settembre” ma, sfortunatamente, non è “nulla di comparabile rispetto alla vecchia Al Qaeda. E’ molto peggio”.

I motivi li spiega Repubblica: l’Isis combatte con i vecchi metodi terroristici (carri armati, battaglioni, artiglieria pesante) ma il califfo Abu Bakr al-Baghdadi può contare soprattutto su combattenti che sono cittadini europei: islamici fanatici, circa cinquemila, con passaporto Ue e culturalmente in grado di infiltrarsi nelle società del continente. Inglesi, francesi e balcanici ma anche una ventina di italiani. L’Italia, peraltro, ha già avuto a che fare con l’Isis in occasione del rapimento e della liberazione del giornalista Domenico Quirico e l’ingegnere Mario Belluomo.

Ora la minaccia è più vicina al nostro Paese per diverse ragioni: il governo combatte i terroristi inviando armi alle truppe peshmerga in Iraq, l’Italia rappresenta l’Unione europea per tutto il semestre di presidenza e ospiterà summit importanti dei 28 i leader europei fino all’appuntamento con Expo 2015, vetrina mondiale di 150 paesi. Con le sue parole (“la battaglia non è alla nostra periferia, ma nel cuore dell’Europa stessa”)  Matteo Renzi nella sua visita in Iraq (qui i dettagli della sua visita) ha invitato europei ad aprire gli occhi dato che il Medio Oriente non è mai stato così fuori controllo con quattro gravi crisi ospitate da aree aperte a sviluppi imprevedibili: lasciando da parte l’Afghanistan, alla situazione in Iraq si sommano quella in Siria, a Gaza e della Libia. Con un’organizzazione che punta a un califfato jahdista.

Il Dipartimento di pubblica sicurezza ha inviato una informativa prefetti e questori dove si parla di “allerta sugli obiettivi sensibili”. Se per il momento non esiste una minaccia specifica, il monitoraggio resta continuo: “La vigilanza è alta – conferma il ministro Angelino Alfano – e tutti i segnali provenienti da fonti di intelligence e da fonti aperte sono valutate con la massima attenzione”.