Alcuni servizi segreti europei – ed in particolare quelli francesi (la Repubblica Centroafricana è un’ex-colonia dei cigini d’oltralpe) – hanno lanciato una forte allerta per la visita di Papa Francesco di fine novembre. Il Pontefice vorrebbe anticipare l’apertura del Giubileo nella cattedrale di Bangui – è la capitale della Repubblica Centroafricana – il prossimo 29 novembre. Per un’occasione così straordinaria sono attesi centinaia di migliaia di pellegrini dal paese che ospiterà questo avvenimento e da quelli confinanti – come Ciad, Camerun, Sudan e Congo…

In queste zone operano anche gruppi di jihadisti che si ispirano all’Isis che potrebbero sfruttare l’esodo legato a questo avvenimento per preparare attentati. Il rischio è molto alto anche perché il paese che ospiterà il Papa ha capacità molto limitate per prevenire i terroristi o stringere una cintura di protezione affidabile intorno alla cattedrale ed al Pontefice. Del rischio molto elevato di attentati sarebbe stato informato anche Papa Francesco che avrebbe però rifiutato l’idea di cancellare il viaggio. In questi giorni i servizi di sicurezza del Vaticano avrebbero inviato nella capitale della Repubblica Centroafricana un gruppo che dovrebbe studiare la situazione sul loco. Il loro obiettivo è di ridurre il più possibile i rischi per i fedeli e per il Santo Padre per questo evento epocale per la Chiesa africana.

Gli attentati di Parigi hanno modificato radicalmente la situazione anche per quanto riguarda il Giubileo straordinario proclamato da Papa Francesco, che comincerà l’8 dicembre con l’apertura della Porta Santa nella Basilica di San Pietro e andrà avanti fino al 20 novembre 2016. In un doppio vertice sulla sicurezza durante il Giubileo si è deciso di agire su tre livelli: “massimo controllo del territorio“, “preparare” la popolazione alla possibilità che un attacco possa comunque avvenire – nessuna misura di prevenzione può escluderlo -, e infine “aumento esponenziale dell’attività di intelligence“.