Senza interventi adeguati, 69 milioni di bambini con meno di 5 anni moriranno per cause prevedibili ed evitabili entro il 2030. Questa l’allarmante denuncia lanciata dall’Unicef attraverso il rapporto sulla “Condizione dell’infanzia nel mondo 2016“. 167 milioni di minori vivranno inoltre in povertà, oltre 60 milioni di bambini resteranno esclusi dalla scuola e 750 milioni di donne saranno date in sposa ancora bambine.

Il rapporto 2016 presenta un quadro preoccupante per ciò che il futuro riserva ai bambini più poveri, a meno che i governi, i donatori, le organizzazioni internazionali e del mondo economico non accelerino i propri sforzi a favore dei bisogni di questi bambini” si legge nel documento. L’Unicef stima infatti che entro il 2030 (anno limite per gli obiettivi di sviluppo sostenibile previsto dalle Nazioni Unite) i bambini in situazioni di vulnerabilità saranno raggiunti da “povertà, analfabetismo e morte prematura”.

Nonostante i progressi degli ultimi decenni, un gran numero di bambini è stato lasciato indietro, quindi dobbiamo mantenere questo progresso concentrandoci su coloro che sono più svantaggiati” sottolinea il direttore dei programmi Unicef, Ted Chaiban, pur riconoscendo che il tasso di mortalità infantile sotto i 5 anni si è più che dimezzato dal 1990 ad oggi. In 129 paesi, un eguale numero di bambini e bambine frequentano inoltre la scuola primaria e, a livello globale, il numero delle persone che vivono in povertà estrema si è ridotto quasi della metà. Tuttavia, questi progressi “non sono ancora equi”: i bambini più poveri hanno ancora il doppio delle probabilità, rispetto a quelli più ricchi, di morire prima del loro quinto compleanno. Ancor peggio, un bambino nato in Sierra leone ha attualmente probabilità 30 volte maggiori di morire prima dei 5 anni rispetto ad un bambino nato nel Regno Unito.

E’ necessario che i leader mondiali e tutti i governi si impegnino affinché le drammatiche previsioni dell’Unicef non si verifichino: “Investire sui bambini più svantaggiati può dare benefici nell’immediato e nel lungo periodo. La diseguaglianza non è permanente o insormontabile“, incoraggia l’organizzazione.

Non dare una giusta opportunità nella vita a centinaia di milioni di bambini significa minacciare ancora di più il loro futuro. In questo modo si alimentano i cicli di svantaggio intergenerazionale, mettendo in pericolo il futuro delle loro società”, ha dichiarato Anthony Lake, Direttore generale dell’UNICEF. “Abbiamo una possibilità: investire per questi bambini adesso o contribuire a rendere il nostro mondo ancora più diseguale e diviso”.