L’allerta meteo è un insieme di procedure approvate dallo Stato e dalle Regioni basato su un sistema di pre-allarmi che coinvolgono la Protezione Civile. Il compito di dare l’allerta meteo è affidato ai Centri Funzionali, una rete di 41 centri operativi per il sistema di trasmissione allerta nazionale. Il Dipartimento della Protezione Civile coordina il Centro Funzionale Centrale ma sono coinvolti anche centri di competenza nazionali quali il servizio meteo dell’Aeronautica, le varie Arpa regionali, il servizio Dighe. I 41 centri operativi gestiscono oltre all’attività di previsione, monitoraggio e sorveglianza in tempo reale anche servizi di vulcanologia ed epidemiologia. I Centri Funzionali stessi hanno poi la responsabilità della valutazione finale del rischio.

Lo stato di allerta viene trasmesso a province, comuni e alle prefetture che si attivano per garantire la sicurezza dei cittadini in collaborazione con il personale della Protezione Civile e i mezzi necessari per ricorrere a soccorsi ed interventi di salvataggio e messa in sicurezza.

Come scatta il pre-allarme meteo

Un gruppo tecnico introno alle 5-6 del mattino, quando disponibili modelli meteorologici,fa le previsioni sul territorio nazionale considerando un ampiezza fino a mille chilometri e un periodo massimo di 5 giorni. Sulla base di queste previsioni vengono fatte delle valutazioni sulle 133 zone di allerta nazionale prima su scala regionale e poi via via restringendo il campo. Il gruppo di lavoro è composto dal settore meteo del Centro Funzionale Centrale, dal servizio Meteo dell’Aeronautica e quello delle regioni Piemonte ed Emilia Romagna.

Un pre-allarme viene segnalato con un complesso sistema di valutazioni e dalle soglie di allerta stabilite per norma.

Valori di soglia di un allerta meteo

I livelli di valutazione di un allarme meteo sono suddivisi in 3 fasi di criticità. La suddivisione si orienta con una prima valutazione sui potenziali danni derivanti dal maltempo per arrivare fino ad un livello massimo di pericolosità mortale.

La valutazione viene fatta anche secondo la stagione in cui viene determinata un’allerta meteo. Ad esempio se 8 centimetri di neve fresca in pianura ad ottobre comportano un allarme meteo, nei mesi invernali, non essendo una nevicata di quell’entità un evento straordinario ma ordinario, l’allarme meteo non viene trasmesso.

La suddivisione in livelli  è su scala articolata su 3 livelli che definisce, in relazione ad ogni tipologia di rischio, uno scenario di evento che si può verificare in un ambito territoriale. Per il rischio idrogeologico e idraulico sono definiti i livelli di criticità ordinaria, moderata ed elevata. La valutazione dei livelli di criticità è di competenza del Centro Funzionale Decentrato, se attivato, o del Centro Funzionale Centrale, in base al principio di sussidiarietà.

Allarme livello 1 (allerta 1): intensità maltempo lieve, allarme che scatta in caso di lieve pericolo di danni. Il numero di allarmi all’anno per regione sono circa 40.

Allarme livello 2 (allerta 2): intensità di maltempo media, elevato pericolo di danni. Il numero di allarmi all’anno per regione è di circa 20.

Allarme livello 3 (allerta 3): intensità maltempo forte. Allarme in caso di pericolo mortale. Circa 2-3 allarmi all’anno per regione.

La relazione tra i livelli di criticità valutati dal Centro Funzionale e i diversi livelli di allerta è stabilita, univocamente ed autonomamente, dalle Regioni, ed è adottata in apposite procedure. La dichiarazione e l’adozione dei livelli di allertamento del sistema di protezione civile sono sempre e comunque nella responsabilità delle strutture locali competenti (comune, provincia e regione) come definite dall’art. 108 del D.lgs.112/98.

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