Dopo il tragico attentato di una settimana fa al settimanale satirico francese Charlie Hebdo, l’allerta terrorismo è ovviamente salita in tutta Europa. Visto il rischio di attacchi a Roma, la Questura della Capitale ha raccomandato la blindatura degli ingressi delle redazioni, con l’introduzione di metal detector e circuiti di videosorveglianza in collegamento con le sale operative di Carabinieri e Polizia.

Accanto a queste raccomandazioni, la Questura ha predisposto un piano – insieme alle altre forze di Polizia – per rafforzare la sicurezza relativamente agli obiettivi considerati più a rischio.

Queste sono le principali misure prese nell’immediato per rispondere ai rischi collegati al terrorismo islamico. Un altro lavoro riguarda l’antiterrorismo e l’intelligence, che aggiornano costantemente l’elenco dei potenziali terroristi della jihad. L’obiettivo è quello di evitare attacchi come quelli che hanno sconvolto Parigi.

Tra loro si sono marocchini, algerini e tunisini, italiani convertiti all’Islam. Persone arrivate in Italia da qualche anno così come figli di migranti nati in Italia. Ci sono veterani delle guerre di Bosnia e Afghanistan tornati nel nostro paese e che potrebbero presto ripartire per la Siria o l’Iraq.

Secondo i nostri servizi di sicurezza non ci sarebbero segnali che ci possa essere a breve un’azione simile a quella a cui abbiamo assistito in Francia la settimana scorsa. Ma questo come abbiamo visto non vuole dire nulla.

I potenziali attentatori potrebbero attivarsi in ogni momento, senza che ci sia un input preciso di Al Qaeda o dell’Isis. I jihadisti si troverebbero in diverse regioni, ed in particolare a Milano, Bergamo e Brescia, Roma e Napoli oltre che in Piemonte, Veneto, Toscana e Emilia Romagna.

La maggior parte di loro si è formata e radicalizzata in rete sui siti e dei forum jihadisti che vengono costantemente alimentati dall’odio contro l’Occidente. L’allarme è stato confermato dal ministro dell’Interno Angelino Alfano, durante una riunione a Palermo della commissione regionale Antimafia.
A confermare l’allarme è il ministro dell’Interno Angelino Alfano che è intervenuto alla riunione della commissione regionale Antimafia, a Palermo: “Noi siamo attenti e stiamo mettendo in campo le nostre migliori energie dal punto di vista dell’intelligence ma ad oggi nessun Paese può essere a rischio zero“.

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