Si è concluso il processo inerente le responsabilità dell’ex sindaca Marta Vincenzi nell’ambito dell’alluvione di Genova del 2011.

Nella serata di ieri il giudice Adriana Petri ha infatti letto la sentenza con la quale l’ex prima cittadina del Partito Democratico è stata condannata a 5 anni, per i reati di disastro colposo, omicidio colposo plurimo, falso e calunnia.

La donna è accusata infatti di aver contraffatto il verbale nel quale veniva ricostruita l’esondazione del torrente Fereggiano, a causa della quale persero la vita Shpresa Djala, le sue figlie Gioia e Janissa, Angela Chiaramonte, Evelina Pietranera e Serena Costa.

La Vincenzi ha accolto la condanna con rabbia, mettendo in dubbio la buona fede dell’attività istruttoria: “In questo processo non si è voluto andare a fondo, non si è voluto credere a quanto i politici hanno testimoniato e le testimonianze sono state esaminate da punti di vista sbagliati”.

L’ex sindaca di Genova ha contestualmente già annunciato di voler ribaltare la sentenza nelle successive fasi di giudizio: “Non è finita, per fortuna in questo paese ci sono tre gradi di giudizio. Mi considero innocente”. In particolar modo a colpire la Vincenzi è l’accusa di falso, giudicata la “più infamante. L’ho rigettata fin dall’inizio ma evidentemente il giudice non s’è convinto. Spero si convincano altri. Ripeto che non è finita, siamo solo al primo step”.

Insieme alla dirigente sono stati condannati anche Francesco Scidone, ex assessore comunale alla protezione civile (4 anni e 9 mesi), Gianfranco Delponte (4 anni e 5 mesi) e Pierpaolo Cha (1 anno e 4 mesi) e Sandro Gambelli (1 anno), tutti dirigenti comunali, accusati di omicidio colposo plurimo, disastro colposo e falso, anch’essi coinvolti nell’alterazione del verbale riguardante l’esondazione del Fereggiano.