L’espulsione di Alma Shalabayeva dall’Italia sta nuovamente compromettendo l’immagine del nostro Paese nel mondo. Ma cerchiamo di ricostruire meglio la vicenda: Alma è la moglie del dissidente kazako Mukhtar Ablyazov, fuggito nel 2009 dal Kazakistan perchè inviso al presidente Nazarbayev e residente a Londra dove ha ottenuto asilo politico. Sull’uomo pende una mandato di cattura internazionale emesso per presunta sottrazione di 4,6 milioni di euro dalla banca Bta (di cui è stato presidente).

La donna e la figlia di Alua, di sei anni, vivevano da otto mesi a Roma: a maggio Ablyazov sarebbe stato fotografato nell’abitazione e l’ambasciata kazaka in Italia avrebbe chiesto alle autorità italiane di arrestarlo ed estradarlo. Un’operazione avvenuta in tempi rapidissimi con l’ausilio di un dispiegamento super (50 uomini della digos), la notte del 29 maggio, con le autorità diplomatiche e politiche all’oscuro di tutto (almeno in via ufficiale). Ma Ablyazov non si trova mentre la moglie e la figlia vengono espulse in tempi record (dopo due giorni) e con procedure non usuali (aereo affittato in Austria dall’ambasciata kazaka e volato verso Astana senza polizia a bordo) a causa di un passaporto che presentava segni di contraffazione e poi rivelatosi autentico.

Un caso che mina l’esecutivo di Letta in cui lensioni tra Farnesina e Viminale rischiano di esplodere. Il ministro degli esteri Bonino, in una serie di interviste ha rivelato: “Dissi ad Alfano di seguire il caso di persona”. Il comunicato della Farnesina chiarisce “che non ha alcuna competenza in materia di espulsione di cittadini stranieri, né accesso ai dati” su persone che abbiano ricevuto lo status di rifugiato politico in Paesi terzi. Il ministro dell’Interno dovrebbe presentarsi giovedì in Aula con i nomi dei ‘colpevoli’ e la linea del Pdl dovrebbe reggere con la versione che i ministri non erano stati informati. Il M5S ha confermato che presenterà una mozione di sfiducia sul ministro Alfano e anche Sel è pronta a sostenerla.

Mentre l’ambasciatore kazako a Roma Yemelessov fa sentire la campana del regime: ‘Ablyazov è un criminale, non un perseguitato politico. Sta pagando i giornali per parlare di questo caso’ la moglie Alma ha raccontato al Financial Times le barbarie subite durante l’irruzione: “Continuavano a gridarmi in italiano. Non capivo esattamente cosa dicessero. L’unica cosa che ho potuto distinguere in questa serie di offese fu ‘Puttana russa’”. La Questura di Roma ha smentito “qualsiasi tipo di maltrattamento nel corso dell’operazione di polizia giudiziaria di cui è stato dato puntuale riferimento all’autorità giudiziaria competente”.

Paolo Sperati su @Twitter e @Facebook