La locuzione latina alter ego significa letteralmente ‘altro me stesso’ (da ‘ălter’ = ‘altro’ ed  ‘ĕgo’ = ‘me stesso/io’). L’ espressione indica dunque un altro sé, una seconda personalità o persona che fa le veci di un’ altra. A seconda dei contesti, la locuzione alter ego può infatti assumere differenti sfaccettature.

In tempi passati, vi si ricorreva frequentemente per indicare chi faceva le veci di un altra persona, come nel caso del luogotenente del Re, che in assenza del sovrano aveva facoltà di decidere in suo nome ed era investito dell’ autorità di capo supremo, diventando così l’ alter ego del Re. In questo caso possono considerarsi come sinonimi ‘sostituto’, ‘vice’ o ‘braccio destro’.

L’ espressione alter ego si usa tuttavia anche in campo letterario per indicare personaggi attraverso i quali gli autori parlano di sé stessi, pur non facendolo apertamente, come nel caso di Ugo Foscolo con le Lettere di Jacopo Ortis. Altrettanto, se non ancor più frequentemente, il termine è usato per indicare l’ identità segreta di un supereroe all’ interno di cartoni animati o fumetti, come nel caso di Naoto Date, il cui alter ego è l’ Uomo Tigre, e ancora Bruce Wayne e Batman, Clark Kent e Superman, Peter Parker e Spiderman, Don Diego de la Vega e Zorro, Paperino e Paperinik, ecc.

Si parla inoltre di alter ego in riferimento a personaggi che presentano due anime, due personalità, due modi di essere, sovente diametralmente opposti, come nel caso di Dr. Jekyll e Mr. Hide nel capolavoro di Stevenson, Gollum e Smeagol nella celebre saga di J.R.R. Tolkien e Edward Norton e Brad Pitt (alter ego del protagonista) nel film Fight Club.

In psicologia, il concetto di alter ego è infine utilizzato in riferimento alla seconda personalità di un individuo, scaturita da una dissociazione legata a disordini di identità.