Amanda Knox ha paura di tornare in Italia. La giovane americana, al centro assieme all’ex fidanzato Raffaele Sollecito dell’omicidio di Meredith Kercher e ritenuta in primo grado colpevole dello stesso prima dell’assoluzione in appello, si scaglia contro la giustizia italiana: “Ho paura di tornare, non ho il diritto di difendermi. Contro di me nessuna prova”.

La Knox, in un’intervista alla Cnn, è in attesa di un ultimo giudizio dopo la sentenza della Cassazione che ha chiesto un nuovo processo; e in questa situazione lancia pesanti accuse al sistema italiano: “In Italia – dice – la gente pensa che io sia arrogante, visto che sto qui, negli Stati Uniti, a presentare un libro e difendermi. Trovo tutto ciò prima di tutto incredibilmente ingiusto, perché ho il diritto di difendere me stessa. E poi nessuno può chiedermi di stare zitta. Allo stesso tempo però voglio provare agli italiani che a me interessa cosa sta succedendo”.

La giovane di Seattle, poi, prosegue: “È incredibile che malgrado l’assoluta mancanza di prove che dimostrino il mio coinvolgimento nell’assassinio, io debba essere ancora sotto giudizio sulla base di aspettative definite non realistiche e non ragionevoli su come una giovane donna avrebbe dovuto reagire a una quella situazione orribile. Nessuno sa come chi mi accusa avrebbe reagito a una situazione così drammatica, se solo fosse capitata a loro”. Gli inquirenti parlano di un gioco erotico finito male alla base dell’omicidio della giovane Meredith Kercher: “Nessuno mi ha mai accusato di aver preso parte a attività sessuali deviate - conclude la Knox – nessuna delle mie campagne di camera, nessuno dei miei amici, nessuna delle persone che conobbi là. Tutto ciò è solamente venuto fuori dagli inquirenti e dall’accusa”.