Amanda Knox non chiederà i danni allo Stato italiano. Non lo dice espressamente, nella sua prima intervista dopo l’assoluzione dall’accusa di omicidio della sua coinquilina Meredith Kercher, ma lo lascia intendere. Niente risarcimento per ingiusta detenzione, che in ogni caso sarebbe stata da calcolare soltanto (si fa per dire) su 11 mesi, visto che gli altri tre anni di carcere scontati dall’americana le erano stati appioppati per la calunnia nei confronti di Patrick Lumumba (il quale, peraltro, continua a reputarla un’astuta manipolatrice, in grado di salvarsi dalla giustizia solo perché americana e ricca).

Al contrario di Amanda, Raffaele Sollecito starebbe invece valutando seriamente la possibilità di chiedere i danni allo Stato, anche se non verranno prese iniziative contro i giudici per responsabilità civile. Inoltre, al contrario di quanto si era detto negli ultimi giorni, non è in programma alcun incontro tra i due ex fidanzati. A rivelarlo è stato lo stesso Sollecito: “Ho sentito Amanda per telefono di recente, ci siamo fatti gli auguri, è stato bello, anche se abbiamo pianto per la maggior parte della telefonata. Al momento non credo di rivederla, non ho questo desiderio, abbiamo entrambi un’altra relazione e siamo solo amici. Non so se la rivedrò mai“.

Tutto finito, dunque, dopo sette anni e mezzo: i processi, le interviste, il tremendo peso degli occhi del mondo puntati addosso, il senso di ingiustizia di chi ha sempre professato, anzi “gridato”, come dice Amanda, la propria innocenza, quell’immagine da donna-mantide che le era stata cucita addosso e che stava per soffocarla. Tutto finito, ma ancora non si può parlare di ritorno alla normalità. Non fino a che, il prossimo giugno, la 28enne di Seattle non avrà sposato il suo ex compagno di scuola Colin Sutherland, dal quale si dice aspetti un bambino: quel giorno, è inevitabile, ci saranno ancora fotografi, giornalisti e telecamere. Poi, finalmente, potrà tornare a essere soltanto una tizia di nome Amanda.