Il processo nei confronti di Amanda Knox è stato iniquo e inoltre la ragazza statunitense è stata maltrattata nel corso del suo interrogatorio. Sono queste le accuse rivolte al nostro paese dalla giovane prosciolta dalla Cassazione dall’accusa di aver ucciso Meredith Kercher presenti nel suo ricorso fatto alla Corte Europea dei diritti umani, che è stato accolto.

La Corte di Strasburgo ha così deliberato, considerando valide le motivazioni presentata dai legali di Amanda Knox, Luciano Ghirga e Carlo Dalla Vedova. A questo punto il nostro paese dovrà difendersi da tali accuse. La ragazza americana, oltre a essere stata assolta per l’omicidio di Meredith Kercher, lo scorso gennaio è stata assolta con formula piena dal Tribunale di Firenze anche dall’accusa di aver calunniato alcuni agenti di Perugia.

Dalle motivazioni della sentenza di assoluzione nei suoi confronti, emergeva che Amanda Knox fece il nome di Patrick Lumumba poiché: “dando quel nome ‘in pasto’ a coloro che la stavano interrogando così duramente, sperava di porre fine a quella pressione”. Secondo quanto stabilito dalla sentenza, la Knox ha proposto “la narrazione confusa di un sogno, sia pure macabro” e “non la descrizione di una vicenda davvero accaduta”.

Nella sentenza venivano inoltre rilevate “numerose irritualità procedurali” e si sosteneva inoltre che quanto dichiarato da Amanda Knox durante l’interrogatorio, per altro avvenuto senza la presenza di un legale a rappresentarla, “era chiaramente caratterizzato da una condizioni psicologica divenuta davvero un peso insopportabile”. Nelle motivazioni veniva quindi considerato “comprensibile” che “cedendo alla pressione e alla stanchezza abbia sperato di mettere fine a quella situazione, dando a coloro che la stavano interrogando quello che in fondo volevano sentire dire: un nome, un assassino”.

La Corte di Strasburgo ha ora accolto il ricorso degli avvocati della studentessa di Seattle, che sostengono che: “L’Italia fece contro Amanda Knox un processo iniquo. E la ragazza fu maltrattata durante l’interrogatorio”. Amanda Knox inoltre sostiene: “di non esser stata informata in tempi brevi in una lingua a lei incomprensibile della natura e dei motivi dell’accusa formulati a suo carico”.