Amarcord è un termine derivato dal dialetto romagnolo “a m’arcord” che significa “io mi ricordo“. L’espressione è quindi correntemente utilizzata per indicare i bei tempi andati, il ricordo nostalgico ed al tempo stesso ironico di qualcosa.

Dal dialetto romagnolo, la parola è entrata a far parte della lingua italiana grazie all’omonima pellicola di Federico Fellini, uscita nelle sale italiane il 13 dicembre 1973, quindi presentato fuori concorso al Festival di Cannes 1974. Nel film, Fellini rievoca i suoi ricordi sulla Rimini dei primi anni ’30, attraverso i quali narra la storia di un anno di vita nel borgo di Rimini e dei suoi abitanti. Non si tratta di una ricostruzione documentaristica, bensì piuttosto ironica e sentimentale, così che il termine amarcord, da cui prende il titolo il film, è divenuto negli anni il termine per antonomasia con cui indicare una rievocazione nostalgiche del passato, specie se attraversata da una vena scherzosa; il racconto intimo e scherzoso di momenti vissuti in un tempo ormai lontano.

Si può ad esempio sorridere ascoltando l’amarcord della nonna, oppure farne uno noi stessi, ad una di riunioni annuali con i compagni del liceo (es: “Con gli amici abbiamo fatto un lungo amarcord durante la cena”), ma il termine può essere utilizzato anche come introduzione al racconto di un ricordo, di un evento o anche solo di una sensazione, di un profumo legato al tempo passato (es. “Amarcord, quei favolosi anni ’70” oppure “Amarcord, quando la Rai si ascoltava in radio”; “Amarcord: un anno fa l’uragano che sconvolse gli USA” o “Amarcord, i calciatori che hanno fatto la storia” ecc.). “Sanremo 2016, il Festival funziona solo quando fa amarcord” titola invece un pezzo di Giorgio Simonelli comparso pochi giorni fa su Il Fatto Quotidiano; e ancora ci capiterà di leggere frasi ad effetto quali “Impazzano gli amarcord su facebook”, “derby da amarcord”, “una vittoria al sapore di amarcord” e così via. Il significato della parola, qualunque sia il contesto d’utilizzo, indicherà tuttavia sempre un ricordo, una rievocazione dal sapore nostalgico.