Sono arrivate le sentenze relative al processo per le 13 morti causate tra gli anni ’70 e ’90 dalla presenza di amianto nello stabilimento di Ivrea della Olivetti: Carlo De Benedetti è stato condannato a 5 anni e 2 mesi (la richiesta dell’accusa era stata di 6 anni e 8 mesi).

La stessa pena è stata comminata anche al fratello Franco, per l’accusa di lesioni e omicidio colposo in merito a un totale di dieci casi di malattie provocate dall’amianto.

Il giudice Elena Stoppini ha poi condannato anche l’ex amministratore delegato Corrado Passera, il quale dovrà scontare 1 anno e 11 mesi. Assolti invece sia Camillo Olivetti che Onofrio Bono e Roberto Colanninno, i quali gestirono l’azienda dopo la vendita da parte di De Benedetti.

Questi si è dilungato nel commentare la sentenza, protestando la propria innocenza rispetto ai fatti illustrati durante il dibattimento: “Sono stato condannato per reati che non ho commesso, come ha dimostrato l’ampia documentazione prodotta in dibattimento sull’articolato sistema di deleghe vigente in Olivetti e sul completo e complesso sistema di tutela della sicurezza e salute dei lavoratori, da me voluto e implementato fin dall’inizio della mia gestione.

Entrando nello specifico l’ex proprietario ha spiegato che la propria convinzione di essere innocente poggia sui lavori scrupolosi compiuti a salvaguardia degli operai. “I servizi interni preposti alla sicurezza e alla salute dei lavoratori e alla manutenzione degli stabili non mi hanno mai segnalato situazioni allarmanti o anche solamente anomale in quanto, come emerso in dibattimento, i ripetuti e costanti monitoraggi ambientali eseguiti in azienda hanno sempre riscontrato valori al di sotto delle soglie previste dalle normative all’epoca vigenti e in linea anche con quelle entrate in vigore successivamente. È stato inoltre ampiamente dimostrato in dibattimento che la società non ha sicuramente acquistato talco contaminato da fibre di amianto fin dalla metà degli anni ’70.”

Accolta anche la richiesta di risarcimento avanzata da parte delle famiglie delle vittime, la cui cifra non è stata ancora stabilita. I legali avevano chiesto in totale oltre 5 milioni di euro.