Si è concluso con 11 sentenze di condanna, tutte tra i tre e i sette anni e otto mesi, il processo contro gli ex dirigenti della Pirelli, accusati di omicidio colposo aggravato e lesioni gravissime nei confronti di una ventina di loro dipendenti, deceduti o ammalatisi di tumore a causa dell’esposizione all’amianto nello stabilimento di Milano Bicocca, in un periodo compreso tra gli anni Settanta e Ottanta. Ironia della sorte, tra i condannati c’è anche Guido Veronesi, fratello del celebre oncologo ed ex Ministro della Sanità Umberto, che dovrà scontare una pena di 6 anni e 8 mesi, addirittura più alta di quella richiesta dal pubblico ministero Giulio Benedetti. Luciano Isola, consigliere di amministrazione dal 1980 al 1986, ha ricevuto la condanna più pesante: 7 anni e 8 mesi.

Gli 11 condannati e il responsabile civile di Pirelli Tyre Spa dovranno altresì versare risarcimenti per un totale di 520mila euro alle parti civili, di cui 200mila per la moglie e la figlia di uno degli operai morti, 300mila per l’Inail e 20mila euro per Medicina Democratica e dell’Associazione italiana esposti amianto, costituitisi parte civile durante il processo. La maggior parte delle famiglie delle vittime avevano già ricevuto risarcimenti extraprocessuali. Secondo la perizia svolta dall’Asl, durante il periodo di tempo preso in esame gli operai venivano “esposti per tutta la giornata lavorativa e senza l’adozione di adeguati sistemi di aspirazione o protezione individuale alle fibre di amianto aerodisperse durante l’attività lavorativa svolta”; amianto che circolava liberamente nella fabbrica poiché non erano state disposte le necessarie misure di sicurezza, quali sistemi di aspirazione e raccoglimento polveri. E questo, secondo la tesi dell’accusa accolta dai giudici, avrebbe causato “la morte per mesotelioma pleurico o lesioni gravissime ai propri dipendenti per mesoteliomi e asbestosi pleuriche“.

Alla lettura della sentenza, i parenti delle vittime hanno comprensibilmente esultato. “Abbiamo vinto. Uniti si vince. Ogni tanto un po’ di giustizia c’è anche per gli operai. Ringraziamo i nostri avvocati e tutti gli associati del nostro comitato, di Medicina democratica e dell’Associazione italiana esposti amianto che hanno condotto questa lunga battaglia fino alla vittoria. Anche stavolta come in fabbrica abbiamo fatto condannare i padroni“, come hanno inteso commentare i membri di Medicina Democratica e dell’Associazione italiana esposti amianto. La difesa ha già preannunciato appello.