Amnesty International contro lo stato di Israele. L’organizzazione umanitaria sostiene di avere le prove dei crimini di guerra commessi nella Striscia di Gaza, nel corso dei cinquanta giorni di battaglia avvenuti l’estate scorsa.

Nel rapporto che Amnesty International ha presentato ieri, mercoledì 29 luglio, si legge infatti: “Abbiamo le prove che Israele commise crimini di guerra nella Striscia di Gaza nei 50 giorni di conflitto dell’estate scorsa”.

Il rapporto di Amnesty, organizzazione internazionale per la difesa dei diritti umani, vengono ricostruiti in particolare gli attacchi da parte di Israele contro Rafah che sono avvenuti tra l’1 e il 4 agosto del 2014, che provocarono la morte di almeno 135 persone, di cui 75 minorenni.

A proposito dei continui bombardamenti operati da Israele in quei giorni il direttore di Amnesty International Medio Oriente e Nord Africa Philip Luther ha dichiarato: “È stato l’attacco più sanguinoso dei 50 giorni di guerra della scorsa estate. L’esercito israeliano ha bombardato intensamente con attacchi aerei e di terra Rafah. Il numero delle vittime è stato il più alto di qualsiasi altro momento del conflitto”.

Per quanto non siano stati ammessi ad accedere alla Striscia di Gaza per via del divieto da parte di Israele, gli osservatori di Amnesty sono riusciti comunque a ricostruire attraverso video, fotografie e svariate testimonianze quanto avvenuto. In proposito, il direttore di Forensic Architecture Eyal Weizman spiega: “Ci definiamo detective dell’architettura. Ci rechiamo in zone di guerra, in zone dove i diritti umani sono stati violati e dove sospettiamo siano stati commessi crimini di guerra. Cerchiamo le tracce, le prove lasciate negli edifici, nelle architetture”.

Non ha tardato ad arrivare la replica da parte del ministro degli Esteri di Israele, Emmanuel Nahshon, che respinge le conclusioni cui è giunta Amnesty: “L’indagine è stata condotta male per cui le conclusioni sono inattendibili. Il rapporto si focalizza su una zona di Gaza e dimentica perché Israele sferrò un attacco. Era in corso un conflitto”.

Il portavoce di Hamas Fawzi Barhoum ha invece affermato: “Dopo questo rapporto, tutte le prove devono essere portate alla Corte penale internazionale e davanti ai tribunali nazionali perché vengano prese misure conseguenti contro l’occupazione di Israele”.