L’amore. Uno dei temi più inflazionati, usurati, martoriati, rivisitati e classici che siano mai stati concepiti da mente umana. O non umana, chissà. Chiunque abbia inventato questa forma legalizzata di dipendenza è da ricordare come un genio: ha gettato un sasso informe e pesante nello stagno della nostra quotidianità e poi ha ritratto la mano, mettendosi a guardare cosa sarebbe successo nel piattume delle nostre esistenze.

Personalmente parlando, il “creatore dell’amore” me lo immagino gemello omozigote di mago Merlino, quello affascinante (e affascinato da Honolulu) della Disney, vecchio, scorbutico, con seri problemi di relazione con donne sulla cinquantina e oltre un certo peso. L’idea di questo “mago Merlino dell’amore” è stata concepita per sbaglio durante un corteggiamento intenso non andato a buon fine. Il vegliardo cupido, da allora, mi si ripresenta spesso, ogni qual volta che un “lui a caso” non mi richiama. Il che capita con fastidiosa frequenza.

Di fronte a queste cocenti delusioni normalmente non impreco. O meglio: non impreco più. Nell’ultimo periodo grazie a grandi sedute di yoga e pilates, invoco, appunto, mago Merlino e cazzeggio su Facebook  in attesa trepidante e vibrante che questo “lui riottoso e scontroso” spenda sei centesimi per darmi notizie di sé. Normalmente finisce che li spendo io per un sano “go to that village”.

E sempre cazzeggiando su Facebook, in preda alla malinconia tipica della donnetta in ansia, ho notato l’imporsi di una drammatica, inquietante (inoffensiva?) nuova e strana forma di devozione e desiderio, che ha come “lieve” singolarità il fatto che questi bei sentimenti siano perfettamente corrisposti. Signore e signori: l’amore visual. Evoluzione complessa e semplificata al tempo stesso del voujerismo d’antan. In questo rapporto basato sull’osservazione  almeno una delle due parti è fortemente ben disposta  a un incontro più che ravvicinato con l’altro. Ma l’amore visual ha dei paletti, delle regole ferree e un motto/mantra d’importanza mistica: perché fare quando ci si può limitare a guardare?

L’amore visual miete vittime, raccoglie followers su tutte le piattaforme concepite da mente umana, sana o sociopatica: Twitter, Pinterest, Tumblr e sopra ogni altro quell’autodromo dell’onanismo che è Instagram, il “social dell’autoscatto”.

Riconoscere amanti esemplari di questo tipo di amore non è semplice: all’interno della categoria “maschio che ti spia dallo smartphone”, possiamo ritrovare qualunque tipo di uomo: belli, brutti, sicuri di sé, timidi, arroganti dotati di internet cojones, tutti buttati in questo variegato pentolone. La singolare caratteristica di questo genere di corteggiatori  è che non ambiscono minimamente a essere corteggiati a loro volta. No: nonostante il desiderio perfettamente corrisposto, l’amante dell’amore visual si limita a guardarti il più attentamente possibile, te lo fa sapere con discrezione (sa che lo noterai come nuovo follower sul social network prescelto per le sue “pacate effusioni”, ma farà finta di niente), per nessuna ragione al mondo consumerà fisicamente un “amorazzo da vetrina”.

E all’orizzonte, quasi appiattita, un’ombra: l’Uomo. Quello con la “U” maiuscola. Quello in seria via d’estinzione. Quello odiato dalle nostre mamme perché “uomo col chiodo fisso in testa”, ma dotato di spirito d’iniziativa, preferenze di un qualche tipo, e ambizione che lo portava a consumare tutto quello che passava il mercato – l’uomo manual. Ma l’Uomo, il vero macho si sta estinguendo. Salviamolo.

Mi propongo come presidentessa dell’associazione no profit “salviamo l’uomo vero dai parassiti ben vestiti che sanno di paraffina e muschio bianco”. Salviamoli, signore. O saremo vittime per l’eternità di uomini desiderosi solo delle nostre foto, della nostra immagine. Le nuove concubine per eccellenza non saranno più vamp spericolate tra le lenzuola, ma delle maghe di Photoshop – ben più di quanto non accada già adesso.

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