Capolavori dell’archeologia dai maggiori musei nazionali e opere classiche e contemporanee, realizzate da grandi maestri come Tintoretto, Canova, Rodin, e Salvador Dalì, raccontano dal 13 luglio al 10 novembre, a Mantova, il mito di Amore e Psiche.

Divisa in due sedi, l’esposizione propone nel magnifico tempio di San Sebastiano i reperti archeologici, mentre a Palazzo Te segue le diverse fasi del racconto di Apuleio. Un percorso costellato di capolavori: dalla Venere dai Musei Capitolini, alla Venere Italica di Antonio Canova, passando per l’Eros dormiente e la Psiche scopre Amore del Candlelight Master, proveniente dalla Galleria Borghese di Roma, e ancora il gesso di Pietro Tenerani Psiche svenuta, del 1822 e Amore e Psiche stanti (1810 ca.), capolavoro del Canova che testimonia la compassione di Zeus che concederà ai due amanti di unirsi nell’immortalità.

Dopo l’esposizione a Palazzo Barolo, Torino, la mostra Amore e Psiche, la favola dell’Anima si sposta ora a Mantova per incontrare un altro importante interprete del mito: Giulio Romano, che nella residenza dei Gonzaga illustrò con i miti di Apuleio la volta della sala più sontuosa, quella destinata agli ospiti più illustri e ai banchetti più lussuosi e che prende il nome proprio dalla fiaba di Amore e Psiche. “Non esiste spazio espositivo più adatto per accogliere una mostra dedicata al tema di Amore e Psiche che l’omonima sala di Palazzo Te” ha dichiarato Marco Tonelli, Assessore alle Politiche Culturali e alla Promozione Turistica del Comune di Mantova “È qui che il mito di Apuleio si dispiega in tutte le sue strabilianti forme e narrazioni, dando vita ad un ciclo di affreschi unici al mondo. Per amplificare questa vertigine, un artista contemporaneo, Alfredo Pirri, ha addirittura rivestito appositamente il pavimento della Sala con specchi che ha poi con cura e attenzione infranto“.

Un percorso, dunque, unico e originale, che prendendo idealmente le mosse dal capolavoro di Giulio Romano ripercorre gli aspetti simbolici di questo intramontabile mito, accostando opere d’arte appartenenti a periodi differenti per condurre il visitatore alla riscoperta di Amore e Psiche, mito ripreso da Apuleio nelle Metamorfosi, nel II secolo d.C. e reso celebre dal gruppo scultoreo del Canova

La favola narra la storia di Psiche, fanciulla mortale che in bellezza compete con la dea Afrodite, segnata da un destino crudele proprio a causa del suo aspetto: la dea, infatti, per punire la superbia umana, chiede al figlio Eros di fare innamorare la ragazza – attraverso le sue frecce magiche – dell’uomo più brutto che esista sulla terra. Eros sbaglia mira e s’innamora perdutamente della fanciulla, ma per poter unirsi a lei deve incontrarla al buio, con il favore della notte. Psiche è soggiogata dall’amore di Eros ed è felice di risiedere nel palazzo del suo amante segreto, ma le sorelle invidiose la spingono a scoprire la vera identità dell’amante facendole credere che si tratti di un mostro. Una notte la donna, spinta dalla curiosità “umana”, avvicina perciò una lampada al viso dell’uomo e scopre un volto bellissimo di cui s’innamora all’istante. Purtroppo una goccia d’olio bollente cade sulla spalla del dio che si sveglia e scappa via, abbandonando la fanciulla. Solo dopo estenuanti prove e un’immane sofferenza, a Psiche viene concessa l’immortalità così da potersi ricongiungere all’amato.

Una storia reinterpretata nel percorso espositivo mantovano in chiave neoplatonica, per cui l’errore di Psiche consiste nel ritenere il divino come una realtà tangibile e verificabile con i sensi, mentre è solo il cuore che può percepirne pienamente la presenza. “La vita attuale infatti“, sostiene la curatrice Elena Fontanella, “nega spesso all’uomo gli spazi del sacro. Caoticamente travolti dall’esistenza: siamo impreparati ad affrontare le immense traversate interiori, fatte di vuoti e silenzi, che la vita ci mette davanti. Grazie all’aiuto di una delle favole più belle sull’amore, sulla morte e sulla vita, vogliamo accompagnare il visitatore in questi sentieri dell’anima, sfruttando le immagini artistiche che, nei millenni, si sono ispirate a questa storia“.