La Procura di Roma ha emesso un provvedimento di fermo nei confronti di Angelo Rizzoli. L’accusa è bancarotta fraudolenta. Si contesta all’imprenditore cinematografico un buco finanziario di 30 milioni. I magistrati hanno anche disposto il sequestro di beni (società e immobili) per un valore di 7 milioni, fra cui la residenza di famiglia nel quartiere dei Parioli.

Rizzoli è amministratore unico della Rizzoli audiovisivi, società in liquidazione. La Procura gli imputa di aver causato dolosamente il fallimento di quattro società controllate. L’inchiesta è nata in seguito alla richiesta di concordato preventivo presentata nel 2012 dalla casa di produzione Tevere audiovisivi, holding di altre società del settore, fallite tutte tra il 2011 e il 2012.

Nell’ambito della stessa inchiesta risulta indagata la moglie, Melania De Nichilo, parlamentare del Pdl. L’ipotesi di reato per la De Nichilo è concorso in bancarotta. La Procura ha chiesto al Gip di modificare l’ordinanza di custodia cautelare in carcere per Rizzoli in una di ricovero presso struttura idonea, date le sue cattive condizioni di salute.

Angelo Rizzoli (foto by InfoPhoto) fu al timone della casa editrice fondata da suo nonno dal 1978 al 1981, anno in cui il Corriere della Sera venne posto in amministrazione controllata e travolto dallo scandalo della loggia massonica P2. Rizzoli restò in carcere per 13 mesi e la magistratura gli sequestrò i beni, comprese le azioni della casa editrice. Il Tribunale vendette tutto per fare fronte agli enormi debiti. Negli anni ’90 Angelo Rizzoli entrò nel settore cinematografico.