Solo negli ultimi 40 anni l’azione dell’uomo ha portato alla scomparsa di oltre il 50% delle specie presenti sul pianeta. E’ quanto emerge dal decimo Living Planet Report del WWF, nel quale si evidenzia come il numero di animali in via di estinzione è in continua crescita a causa dei comportamenti umani non-sostenibili: caccia, bracconaggio e soprattutto consumo indiscriminato di risorse naturali hanno raggiunto livelli tali che sarebbe necessario un altro pianeta, grande almeno la metà della Terra, per sopportare una tale richiesta.

Le popolazioni di pesci, uccelli, mammiferi, anfibi e rettili sono diminuite del 52% dal 1970“, si legge nella relazione, un declino drastico che diventa drammatico per le specie di acqua dolce, che scompaiono a una velocità quasi doppia rispetto a quelle terrestri e marine, a causa principalmente dello sfruttamento idrico selvaggio. “Tagliamo legname più rapidamente di quanto gli alberi riescano a ricrescere, pompiamo acqua dolce più velocemente di quanto le acque sotterranee riforniscano le fonti e rilasciamo Co2 più velocemente di quanto la natura sia in grado di assorbire”. Una mancanza di cultura ecologica che non è solo indifferentemente sadica, ma anche masochistica: “Più di 200 bacini fluviali, dove vivono oltre 2,5 miliardi di persone, soffrono una grave scarsità d’acqua per almeno un mese ogni anno. Il cambiamento climatico, combinato lo sfruttamento del suolo, minaccia la biodiversità e potrebbe portare a ulteriori carenze alimentari“. Il boomerang rischia di colpire duro chi lo ha incautamente lanciato.

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