Continuano le indagini su Anis Amri, il terrorista autore dell’attentato di Berlino nel quale sono morte 12 persone.

La polizia si sta concentrando sulla rete che avrebbe aiutato il tunisino prima nella pianificazione e nell’esecuzione della strage, e poi nella fuga in Francia e quindi in Italia, dove è stato ucciso davanti alla stazione ferroviaria di Sesto San Giovanni durante una sparatoria con la polizia.

Gli investigatori tedeschi si sono recati in Italia per un confronto con i loro omologhi, in particolar modo sulla pistola calibro 22 che Amri ha usato per fare fuoco, che si ritiene essere la stessa con la quale è stato ucciso l’autista polacco del tir. Tuttavia non sono ancora arrivati alla Procura di Milano i dati sui proiettili esplosi, indispensabili per la comparazione.

Emergono invece alcune immagini raccolte dalla telecamere della stazione Part-Dieu di Lione, nella quale Anis aveva comprato il biglietto per Milano. In realtà il terroriste è sceso dal treno a Torino, forse per paura di controlli, ed è lì rimasto per altre tre ore, in attesa di un nuovo treno che lo ha portato alla stazione Centrale di Milano. Qui a bordo di un bus ha raggiunto Sesto San Giovanni.

L’ipotesi prevalente è che il jihadista avesse mantenuto i contatti maturati durante gli anni di prigionia in Sicilia: il documento falso trovato addosso ad Amri durante un controllo in Germania poche settimane fa era stato infatti contraffatto proprio in Sicilia.

Non è dunque improbabile che Amri fosse in contatto con ex carcerati, che lo avrebbero ospitato anche in previsione di un suo ritorno in patria, in Tunisia.

L’altra tesi minoritaria riguarda invece il perseguimento della rotta dei Balcani attraverso il Veneto: i dati raccolti dal cellulare del nipote, arrestato per aver aiutato il terrorista durante la fuga, aiuteranno gli investigatori a vagliare meglio le loro ipotesi.