La pericolosità di Anis Amri, il terrorista che è stato ucciso a Sesto San Giovanni dopo l’attentato compiuto a Berlino, sarebbe stata riconosciuta dalle autorità tedesche e comunicata all’Italia già dallo scorso maggio.

Stando a quanto riportato dalla televisione Wdr, la polizia del Nordreno-Vestfalia aveva registrato il tunisino come individuo pericoloso, chiedendo agli omologhi del nostro Paese di trattenere e segnalare la sua presenza nel caso venisse fermato durante un controllo di qualsiasi tipo.

Ciò che ora stanno provando a fare le inchieste di Milano e Berlino è provare a ricostruire cosa sia successo nei mesi che fanno da intervallo tra l’avviso partito dalla Germania e l’attacco con il tir del 23 dicembre.

Nel frattempo sono due le reti di contatti di Amri che sono state riconosciute coinvolte in qualche modo nell’attentato e nella fuga del terrorista. Una si trova in Germania, l’altra in Italia, ma non è ancora noto se vi fossero legami tra le due cellule.

La maggior parte delle informazioni ricavate dalle autorità tedesche deriva dal cellulare del defunto jihadista e dall’esame della sua rubrica e delle telefonate compiute nelle settimane precedenti l’attentato.

L’indagine sta incrociando un’altra, quella relativa all’arresto di cinque membri dell’Isis vicini al predicatore Abu Walaa: tra questi ci sarebbe anche il serbo-tedesco Boban Simeonovic, considerata da Anis il suo maestro.

Proprio questi avrebbe aiutato Amri nel suo tentativo di entrare a far parte delle milizie dello Stato Islamico in Siria, consigliandolo nella preparazione fisica e organizzando il viaggio, ma poi il proposito non andò in porto, per motivi ancora ignoti. Amri decise quindi di puntare tutto sull’esecuzione di un attacco, poi purtroppo andato a buon fine.