Era il 1 agosto di 70 anni fa quando la giovane Annelies Marie Sara Frank, dalla semioscurità della segreta di via Prinsengracht, scriveva l’ultima pagina del suo diario.

Fino a quel momento la famiglia Frank era rimasta nascosta ad Amsterdam, insieme ad altri quattro ebrei, nel famoso “Alloggio segreto”, dove era stata costretta a trasferirsi, proprio qualche giorno dopo il compleanno di Anne, per sfuggire alla Gestapo che passava in rassegna ogni in casa in cerca di ebrei da deportare. Fu in occasione di quell’ultimo compleanno felice che Anne ricevette in dono un diario.

Ha quindi inizio una lunga, toccante corrispondenza tra lei e Kitty, il suo diario, unica amica cui confidare, dall’isolamento del suo nascondiglio, quella “strana e ingiustificata allegria”.

Il 4 agosto 1944 però, il caporeparto austriaco delle SS Karl Josef Silberbauer, accompagnato da alcuni agenti olandesi della Gruene Polizei, fa irruzione nell’ufficio di Otto Frank, riadattato a rifugio: i clandestini sono scoperti e arrestati; condotti quindi al campo di concentramento di Westerbork (lo stesso in cui era stata deportata Helga Deen, autrice del diario Kamp Vught); da qui le loro strade si dividono, ma ad eccezione del padre di Anne, tutti morirono all’interno dei campi di sterminio nazisti.

Ho molta paura che tutti quelli che mi conoscono così come sono sempre scoprano che ho anche un altro lato più bello e più buono. Temo che mi prendano in giro, mi trovino ridicola, sentimentale e non mi prendano sul serio. Sono abituata a non essere presa sul serio, ma solo la Anne “superficiale” ci è abituata e lo può sopportare, la Anne più “profonda” invece è troppo debole (…) Oh, vorrei tanto ascoltarli, ma non riesco, se sono silenziosa e seria tutti pensano che sia uno scherzo e devo salvarmi con una battuta di spirito, per poi non parlare dei miei familiari che pensano che io stia male, mi fanno inghiottire pastiglie per il mal di testa e calmanti, mi toccano il collo e la fronte per sentire se non ho la febbre, s’informano se sono andata di corpo e criticano il mio cattivo umore. Non sopporto, quando si occupano tanto di me, allora sì che divento prima sfacciata, poi triste e alla fine torno a rovesciare il cuore, giro in fuori la parte brutta e in dentro la buona e cerco un modo per diventare come vorrei tanto essere e come potrei essere se nel mondo non ci fosse nessun altro“.

Questa l’ultima testimonianza scritta di Anne F.

La morte in Germania, nel campo di sterminio di Bergen Belsen, nel marzo del 1945.

Solo molti anni più tardi la ragazza diverrà, del milione e mezzo di bambini morti nella Seconda guerra mondiale, il simbolo di tutti gli ebrei vittime del razzismo antisemita nazista. Il padre, Otto, fu l’unico dei rifugiati dell’Alloggio segreto a sopravvivere. Dedicherà il resto della sua vita alla diffusione del Diario, e alla vicenda di Anna. Alcuni amici di famiglia erano infatti riusciti a salvarne gli appunti, consegnandoli poi al padre. Dal diario Otto apprende che Anne, che da grande sognava di diventare scrittrice e giornalista, aveva pensato di pubblicare un libro sul periodo trascorso nell’Alloggio segreto. Aveva perfino riscritto una parte consistente del suo diario originale.

Fu la casa editrice Contact di Amsterdam ad ottenere l’incarico di pubblicare le sue memorie. Su richiesta dell’editore vengono tolti alcuni passaggi in cui Anne scrive della sua sessualità e il redattore capo decide di apportare altre piccole modifiche. Il 25 giugno 1947 esce il diario di Anne Frank con il titolo «L’Alloggio segreto. Diario epistolare dal 14 giugno 1942 al 1 agosto 1944» con una tiratura di 3000 copie. Sulla sua agenda Otto Frank annota in quel giorno: “Libro” e successivamente dirà, ricordando tale momento: “Come sarebbe orgogliosa Anne, se fosse qui.”

A mano a mano che il pubblico veniva a conoscenza degli orrori della Shoah, il libro prende a suscitare un sempre più vasto interesse, finendo per essere tradotto e pubblicato in oltre quaranta paesi ed inserito dall’ UNESCO, nel 2009, nell’Elenco delle Memorie del mondo.