“Voglio respirare un’aria diversa, ricomincio a respirare”, così Anna Maria Franzoni appena ha visto don Giovanni Nicolini, il prete che le ha dato la possibilità di uscire dal carcere per lavorare nella cooperativa “Siamo qua”.

Dopo che le hanno concesso di lavorare fuori dal carcere dove era rinchiusa per una condanna a 16 anni per aver ucciso suo figlio, non ha dichiarato nulla davanti a telecamere e giornalisti che erano li per lei, ma con ai volontari ha voluto esprimere la sua gratitudine nei confronti del sacerdote che le ha dato questa opportunità ma si è detta “Dispiaciuta per aver trovato le telecamere e i giornalisti”, come confidato a don Nicolini che ha detto ai giornalisti “La sua condanna? Qui non fa alcuna differenza”.

“La signora Franzoni non parla di quello che è successo e nemmeno noi la spingiamo a farlo parliamo del presente e del futuro. Immagino che gli altri ospiti possano averla riconosciuta, si sa per quale reato è stata condannata ma qui non fa alcuna differenza”, ha continuato don Nicolini che ha aggiunto di averla incontrata con i figli in parrocchia e lei ha detto: “Ha visto come sono belli?”.

Intanto il suo ex legale, l’avvocato ed ex deputato del Pdl Carlo Taormina ha citato davanti al tribunale civile di Bologna Annamaria Franzoni, che difese dal 2002 al 2007, e il marito Stefano Lorenzi, chiedendo che i giudici li condannino a pagare gli onorari che a suo dire non gli sono mai stati pagati, quantificati in 771.507 euro.

“Ho promosso un’azione civile perché non mi sono stati corrisposti spese, competenze e onorari”, così Taormina.