Anna Maria Franzoni nel 2004 in primo grado venne condannata a 30 anni di reclusione, ridotti poi in appello a 16 grazie alle attenuanti generiche, per il delitto del figlio Samuele Lorenzi il 30 gennaio 2002 a Cogne, è stata ammessa al lavoro esterno dal carcere di Bologna. Potrà uscire la mattina per poi rientrare la sera.

Il suo lavoro sarà quello di fare borse con altre detenute. La cooperativa dove lavora è “Siamo qua”, un laboratorio di sartoria aperto nella sezione femminile del carcere bolognese.

Il suo legale, l’avvocato Paola Savio, non ha voluto rilasciare dichiarazioni. La famiglia chiede da diversi anni il silenzio.

Nel passato la Franzoni aveva chiesto di scontare a casa il residuo della pena per assistere il figlio più piccolo. Richiesta che venne respinta. Nel 2011 non riuscì ad ottenere permessi premio, mentre il 31 agosto del 2010 uscì dal carcere per poche ore in occasione dei funerali del suocero. Nei prossimi mesi invece il tribunale di sorveglianza di Bologna dovrà pronunciarsi sulla richiesta di detenzione domiciliare, per assistere uno dei figli, che la difesa della donna aveva già avanzato l’anno scorso.

Una sentenza di 16 anni di reclusione resa definitiva dalla cassazione nel maggio del 2008.

La Franzoni che si è sempre dichiarata innocente nonostante i magistrati abbiamo sentenziato che fu lei, con un oggetto mai ritrovato, a infliggere i 17 colpi mortali alla testa del figlio, il piccolo Samuele.