L’omicidio di Annalisa Bartolini, la donna di 67 anni ritrovata morta a Firenze nei giorni scorsi, ha un colpevole e un epilogo doppiamente tragico. Il delitto è stato infatti confessato dal marito Luigi Benelli in una lettera scritta prima di suicidarsi. Il 71enne ieri è stato trovato morto nella sua tenuta in campagna all’Antella, alle porte di Firenze. L’anziano oppresso dal senso di colpa per l’omicidio della moglie si è impiccato a una trave.

Nella missiva l’uomo chiede scusa e perdono alla famiglia. Gli inquirenti non sembrano nutrire dubbi: si tratta di una chiara ammissione di colpevolezza dell’omicidio della moglie. L’uomo era già stato interrogato più volte dai Carabinieri subito dopo il ritrovamento del cadavere della moglie. Annalisa Bartolini era stata ritrovata senza vita giovedì mattina da uno dei figli della coppia, un 35enne residente nella casa dei genitori, un’abitazione situata in via Svizzera nella zona Sud di Firenze. La donna era stata legata e imbavagliata.

La versione di una rapina finita nel sangue sostenuta dal marito non era stata ritenuta attendibile dagli inquirenti, che stavano stringendo il cerchio intorno all’uomo. Anche se dall’abitazione erano effettivamente spariti alcuni gioielli e le stanze erano in disordine come dopo la visita dei ladri, Annalisa Bartolini non aveva segni ai polsi e la porta di casa non riportava alcun segno di effrazione.

In un’intervista rilasciata al quotidiano La Nazione subito dopo il ritrovamento del cadavere di Annalisa Bartolini l’uomo avrebbe descritto la donna come una “donna eccezionale, buona, un’ottima moglie e una madre straordinaria”, dicendosi sconvolto dal dolore. L’anziano si è tolto la vita prima che le forze dell’ordine potessero confermare la pista dell’omicidio familiare grazie ai risultati dell’autopsia, in programma per martedì. L’esame accerterà le cause del decesso della donna, chiarendo se sia trattato di asfissia o di altra morte violenta. L’analisi delle impronte rilevate dalla polizia scientifica sul nastro adesivo che tappava la bocca della vittima potrebbero fornire agli inquirenti un’ulteriore conferma dell’identità dell’assassino.