La mattina di martedì 14 luglio 1789, a Parigi, ebbe luogo quello che in seguito fu considerato il battesimo di fuoco della Rivoluzione francese, nonché uno degli eventi insurrezionali più celebri di ogni tempo: l’assalto, da parte dell’inferocito popolo francese, alla Bastiglia, la prigione-fortezza considerata il simbolo di tutte le nefandezze dell’Ancien Regime.

Di per sé, la presa della Bastiglia non fu un avvenimento significativo dal punto di vista prettamente militare. Costruita negli ultimi decenni del XIV secolo come struttura difensiva e trasformata dal cardinale Richelieu in un carcere per prigionieri illustri, nel XVII secolo, all’epoca dei fatti la fortezza era caduta praticamente in disuso: la grave crisi economica che stava dilaniando la Francia (e che era alla base del malcontento popolare) e gli elevati costi di mantenimento avevano costretto la monarchia a dismetterla, ed era addirittura in programma la sua demolizione. Quando gli insorti, guidati da Pierre-Augustin Hulin, assaltarono la Bastiglia con l’obiettivo di impadronirsi della polvere da sparo, dentro la fortezza vi erano soltanto 7 prigionieri e una guarnigione composta da qualche decina di soldati invalidi e da 32 membri della Guardia Svizzera. Il governatore della prigione, de Launey, provò a negoziare con i capi della rivolta, ma ogni tentativo fu inutile: verso le due del pomeriggio, nonostante il fuoco della Guardia Svizzera, la folla penetrò nei cortili della Bastiglia e la occupò. I prigionieri furono liberati, le guardie uccise furono decapitate e le loro teste furono issate su delle picche, che poi furono fatte sfilare per le strade di Parigi. La guarnigione e il governatore furono fatti prigionieri e condotti verso il Municipio, ma de Launey non ci arrivò mai: lungo la strada fu afferrato dalla folla, nel frattempo divenuta sempre più numerosa, linciato e decapitato.

Se, come detto, l’impresa fu tutt’altro che memorabile dal punto di vista militare, nemmeno il suo valore politico fu immediatamente recepito. Per Luigi XVI quell’episodio non era diverso dai molti altri tumulti che stavano contestualmente scoppiando in diverse parti del regno. Eppure, il 16 luglio il re volle rimettere al suo posto Jacques Necker, il ministro delle Finanze il cui licenziamento, appena cinque giorni prima, aveva provocato la rivolta popolare. Ma era troppo tardi, l’incendio rivoluzionario non poteva più essere estinto. E la presa della Bastiglia, nel corso dei decenni e dei secoli, entrò nella memoria collettiva come la scintilla che l’aveva generato.

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