Oggi, 12 ottobre, ricorre il 522° anniversario della scoperta dell’America da parte di Cristoforo Colombo. Convinto di poter raggiungere le Indie in nave, dopo aver ottenuto l’appoggio di Isabella di Castiglia e i finanziamenti da Ferdinando d’Aragona, l’esploratore salpò da Palos de la Frontera il 3 agosto 1492, raggiungendo San Salvador il 12 ottobre di quell’anno. E’ questa una data storica, che cambierà in maniera irreversibile gli equilibri globali e la concezione di sé e del mondo da parte dell’Uomo.

I successi dell’esploratore genovese vengono ricordati ogni anno il secondo lunedì di ottobre con i festeggiamenti del Columbus Day, il Giorno di Colombo, ricorrenza celebrata per la prima volta dagli italo-americani di San Francisco, nel 1869. Il primo stato ad ufficializzare la festa fu quindi il Colorado, nel 1905, e nel 1937, su impulso dei Knights of Columbus (un’associazione cattolica che aveva adottato il nome del grande viaggiatore), il presidente Franklin Delano Roosevelt stabilì che il Giorno di Colombo diventasse festa nazionale in tutti gli Stati Uniti. A partire dal 1971, poi, le celebrazioni furono fissate al  secondo lunedì del mese di ottobre, lo stesso giorno in cui nel vicino Canada si celebra il Giorno del Ringraziamento.

Fin dai primi anni, però, la festa ricevette numerose critiche e furono in molti a recriminare che l’insediamento europeo nelle Americhe sia da ritenersi diretto responsabile della scomparsa della storia e della cultura dei popoli indigeni. L’idea di sostituire il Columbus Day con una giornata che celebri le popolazioni indigene del Nord America nacque quindi concretamente nel 1977, durante la Conferenza internazionale sulla discriminazione contro le popolazioni indigene delle Americhe. Nel 1992, il consiglio comunale di Berkeley, in California, fu il primo a dichiarare il 12 ottobre “Giornata di solidarietà verso le popolazioni indigene“, attuando programmi a tema per scuole, biblioteche e musei al fine di protestare contro la conquista storica del Nord America da parte degli europei e per richiamare l’attenzione sulla scomparsa dei nativi americani.

Negli anni successivi altri governi adottarono la risoluzione di Berkeley e le istituzioni locali rinominarono o addirittura cancellarono il Columbus Day. Ad oggi almeno quattro stati rifiutano il Columbus Day (Alaska, Hawaii, Oregon e South Dakota) e la Giornata dei nativi americani è celebrata in maniera ufficiale in South Dakota. Nel 2013, anche la California ha considerato un disegno di legge, per sostituire formalmente il Columbus Day con la Giornata dei nativi americani, mentre è di pochi giorni fa (per la precisione il 6 ottobre) la notizia che il anche il Consiglio Comunale di Seattle, Washington, ha votato per rinominare il Columbus Day inIndigenous People’s Day”, al fine di onorare il patrimonio e il contributo dei nativi americani, trasmettendo alle generazioni future la cultura degli autoctoni che popolavano l’America ben prima dell’arrivo delle tre caravelle.

Giudizi di merito a parte, in questi giorni il mondo intero ricorda la scoperta del nuovo continente e il primo incontro tra Europei e nativi americani attraverso svariate feste: dal “Día de las Culturas” in Costa Rica, il “Discovery Day” delle Bahamas, il “Día de la Hispanidad” in Spagna, il “Día de la Resistencia Indígena” in Venezuela, fino all’italiana “Giornata Nazionale di Cristoforo Colombo” .

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