Nove ottobre del 1963 gli abitanti della valle del Vajont erano tutti in casa per la cena. Molti davanti al televisore per vedere Real Madrid-Glasgow Rangers, la finale di Coppa Campioni di calcio.

Alle 22.39 la montagna frana nel lago artificiale e solleva un’onda di 230 metri che scavalca la diga. Un sordo boato e poi la valanga di fango e detriti travolge gli abitanti della valle e li trascina per decine di chilometri. In pochi minuti è un disastro. 1910 persone muoiono, tante non furono mai ritrovate. A distanza di 50 anni vogliamo ricordarle tutte.

Non vogliamo dimenticare, perché non fu una fatalità, la diga non si doveva costruire. La storia del Vajont era quella di una tragedia annunciata (foto by InfoPhoto).

Quella diga era stata voluta dal conte Volpi di Misurata, ex ministro fascista, fondatore e presidente della Società Adriatica per l’Energia Elettrica, la SADE, uno dei monopoli elettrici più potenti dell’epoca.

Nel 1940 vennero effettuati i primi sopralluoghi dal geologo Giorgio Dal Piaz e dal progettista Carlo Semenza, che reputarono la valle del Vajont il luogo più adatto per costruire la diga più alta del mondo.

Nel 1956, senza l’effettiva autorizzazione ministeriale si iniziarono i lavori di costruzioneprodussero alcune scosse sismiche, la SADE fece effettuare ulteriori rilievi geologici rilevando la pericolosità dell’impianto e il rischio di slittamento del terreno verso il bacino artificiale formato dalla diga. Nonostante questo, la SADE non inviò mai i rapporti di questi rilievi agli organi di controllo. I lavori proseguirono, si decisero di andare avanti con il consenso degli apparati statali, scientifici e politici correndo il rischio.

Giancarlo Rittmeyer, quella notte di guardia alla diga, chiama l’ingegnere Biadene, rappresentante della SADE comunicandogli che la montagna stava cedendo a vista d’occhio e chiede quindi istruzioni. Biadene cerca di calmarlo, ma lo esorta a “dormire con un occhio solo”. Nella telefonata, interviene la centralinista di Longarone, chiedendo se ci sia pericolo anche per quel centro. Biadene le risponderebbe di non preoccuparsi, e di “dormire bene”.