Si difende in modo quantomeno grottesco Severino Antinori, il ginecologo che è stato accusato di aver rubato a un’infermiera otto ovuli e che per questo dal 13 maggio si trova agli arresti domiciliari.

Ai microfoni di Pomeriggio 5 e del TgR Lombardia ha infatti parlato di un complotto ordito contro di lui “dal mondo arabo”, che avrebbe come scopo quello di screditare le tecniche di ovodonazione.

A sostegno della sua tesi l’identità della donna che lo accusa, cittadina spagnola ma di origini magrebine, arrivata in Italia da Malaga alla ricerca di lavoro. Antinori ricostruisce la sua versione dei fatti: “La signora si è sottoposta a tecniche di ovodonazione, con tanto di spiegazione in spagnolo e in arabo. Non era ignara. Ha tentato, io non volevo, mi ha incontrato l’11 novembre in un locale dove si gioca, dove si balla…

La ragazza, la cui denuncia ha fatto scattare l’ordinanza decisa dal gip di Milano Giulio Fanales, ha invece raccontata di essere stata avvicinata dal medico mentre si trovava da sola al ristorante, proponendole un impiego presso la sua clinica.

Poi le avrebbe diagnostica la ciste ovarica, e le avrebbe somministrato una presunta cura che invece avrebbe stimolato l’ovulazione. Quindi la richiesta di un’operazione con necessità di firma del consenso informato, per prevenire “l’esplosione dell’utero” e quindi l’atto di violenza.

Per Antinori, che l’ha definita “una terrorista dell’Isis”, la ragazza invece si sarebbe fatta male da sola con un bastone, mentre il medico legale avrebbe riscontrato ecchimosi sul corpo della denunciante, in teoria dovute all’immobilizzazione forzata dopo l’anestesia per estrarre gli ovuli.