La procura di Catania ha disposto l’arresto di Antonio Pulvirenti nell’ambito dell’inchiesta aperta per la bancarotta fraudolenta di Wind Jet, la compagnia aerea low cost dell’ex presidente del Catania Calcio.

Insieme a Pulvirenti è stato arrestato anche l’amministratore delegato dell’azienda che quattro anni fa era in crisi nera, Stefano Rantuccio: a essere indagate sono poi altre 14 persone. Contestualmente sono stati sequestrati anche fondi per cinque milioni di euro.

Il 12 agosto del 2012 i voli erano stati sospesi a causa di pressanti guai finanziari. A farne le spese migliaia di viaggiatori e sopratutto i circa 500 dipendenti della compagnia, ai quali venne concessa la cassa integrazione a tempo indeterminato. Solo il 18 ottobre dell’anno successivo un concordato evitò il fallimento di Wind Jet, ottenendo il 92% dell’assenso dei creditori.

Le indagini della Guardia di Finanza guidata dai pm Alessandra Tasciotti e Alessandro Sorrentino del pool reati contro la criminalità economica hanno portato alla luce la messa in atto di quelle che vengono definite “operazioni dolorose” sin dai primi anni di avvio dell’attività di Wind Jet: per nascondere buchi di bilancio di quasi 240 milioni di euro il marchio è stato valorizzato in modo scorretto vendendo e poi ricomprando il marchio alla Meridi spa, di proprietà dello stesso imprenditore.

Inoltre la sopravvalutazione del bilancio è stata possibile grazie alla sovrastima di comodo del magazzino di Wind Jet e dei suoi beni strumentali, fatti lievitare sino a 40 milioni di euro: il tutto grazie al contributo di società esterne compiacenti. Tra i reati contestati anche l’emissione di false fatture non corrispondenti alle operazioni attestati dai documenti contabili, e la simulazione dell’acquisto di parti degli aerei. I fondi sottratti all’azienda sono poi stati portati in Francia, Regno Unito, Stati Uniti e Svizzera.