Familiari, amici e conoscenti hanno dato l’ultimo saluto a Giuseppe Scarso, meglio conosciuto come “Don Pippo”, bruciato vivo nella sua casa di Siracusa. Una messa celebrata nella Chiesa di Grottasanta, a pochi passi dalla sua abitazione in via dei Servi di Maria: un appartamento che era stata trasformato quasi in una prigione, con tanto di sbarre e una finta telecamera di videosorveglianza. Don Pippo voleva vivere da solo, non voleva arrecare alcun fastidio ai suoi familiari. Niente è servito, però, a fermare un branco di ragazzini che, per forse “noia”, hanno ucciso l’anziano cospargendolo di un liquido infiammabile che gli ha causato gravissime ustioni e un’agonia durata oltre due mesi e mezzo. Don Pippo, infatti, non ce l’ha fatta ed è deceduto qualche giorno fa all’Ospedale Cannizzaro di Catania.

Siracusa, oggi i funerali

Tutti lo descrivono come un uomo perbene, conosciuto in paese, che abitava da solo e che trascorreva le sue giornate in città. Camminava a piedi, prima anche in bici. Era molto legato ai suoi nipoti e da tempo era stato preso di mira da un gruppo di balordi: gli avevano rubato in casa, lo avevano seguito per deriderlo, avevano tentato più volte di infastidirlo. Lui, per difendersi, girava con un bastone. Ma non era un violento, anzi. Nonostante i suoi problemi, aveva una buona parola per tutti, aiutava sempre i suoi concittadini.

Siracusa, è caccia agli aggressori

La polizia ha già posto in stato di fermo Andrea Tranchina, 18enne incensurato di Siracusa, uno studente di un istituto privato per geometri, che non avrebbe mai dato segni di squilibrio o violenza. Nessuno poteva aspettarsi che proprio Tranchina potesse compiere un simile gesto. Con lui anche altri due soggetti. Il primo – al momento – risulta irreperibile mentre l’altro è solo indagato. Ad incastrarli le immagini delle telecamere di videosorveglianza, installati in un’abitazione a pochi metri da quella di Don Pippo, che li hanno sopresi nella notte tra il 30 settembre e l’1 ottobre mentre irrompevano nella casa di Don Pippo per dargli fuoco, per una “bravata” che si è trasformata in tragedia.

Oggi, nella chiesa di Grottasanta, poche le persone che hanno salutato per l’ultima volta Don Pippo, vittima di una barbarie senza precedenti. Bruciato vivo, nella sua casa, senza alcun motivo.