Con il termine apatia (dal greco apátheia = ‘assenza di passioni’) si intende uno stato di totale disinteresse e indifferenza verso la realtà circostante, caratterizzato da mancanza di motivazione e di volontà di azione. A differenza di quanto accade con la depressione, il soggetto apatico non prova disagio per la sua condizione e, di conseguenza, quasi mai giunge a desiderare la morte: la caratteristica essenziale di tale condizione patologica è bensì la totale assenza di emozioni, che porta l’individuo a trascurare l’ambiente che lo circonda, oltre che sé stesso. L’apatia è inoltre spesso caratterizzata dalla perdita di interesse nei confronti dell’attività sessuale e della nutrizione, esprimendosi sotto forma di totale o parziale assenza di reazioni emotive, inerzia fisica, assenza di spirito di iniziativa e atteggiamento di sottomissione nelle scelte quotidiane.

Si tratta quindi di un disturbo che coinvolge la sfera comportamentale, cognitiva ed emozionale, ma comunque difficile da individuare, poiché facilmente scambiabile per depressione.

La tirannia di un principe in un’oligarchia non è pericolosa per il bene pubblico quanto l’apatia del cittadino in una democrazia” riteneva Montesquieu.

La scienza può aver trovato la cura per molti mali; ma non ha trovato rimedio per il peggiore di tutti: l’apatia degli esseri umani” proclamò Helen Adams Keller, scrittrice, attivista e insegnante statunitense (sordo-cieca dall’età di 19 mesi) alla cui vicenda è ispirato il romanzo Anna dei miracoli.

Si dedica tanta attenzione ai peccati aggressivi, come la violenza, la crudeltà e l’avarizia, con tutte le loro tragiche conseguenze, che scarsa attenzione rimane per i peccati passivi, come l’apatia e la pigrizia, che alla lunga possono avere effetti ancor più rovinosi” spiega Eleanor Roosevelt, first lady statunitense dal 1933 al 1945, da sempre attiva per la difesa dei diritti umani.

Mentre Seneca credeva che fossero “ugualmente da biasimare e quelli che sono sempre inquieti e quelli che sempre rimangono apatici. Infatti il continuo agitarsi di una vita tumultuosa non è sana operosità, ma irrequietezza di una mente esaltata; e il considerare molesta ogni attività non è vera quiete, ma sintomo di inettitudine”.

Per quanto riguarda invece il linguaggio comune, è frequente l’utilizzo della parola apatia in frasi come:  “farsi prendere dall’a.”; “ti devi scuotere da questa a.”; “necessita di uno scossone per svegliarsi dalla sua a.”; ecc.