Qualche giorno fa un amico, il buon Alberto, si è trovato di fronte all’ennesima crisi di pianto da : “Mi ha lasciata dopo avermi trattata male! E io che gli avevo anche fatto una torta per il suo compleanno e lasciato che scegliesse lui per me le tende del soggiorno!“. I vari virili tentativi di farmi presente che “Non ti meritava!” e “Dai per favore, lo hai detto pure tu che a letto ti chiedevi se fosse o meno insensibile chiedergli di accendere la televisione! “ Sono caduti malamente nel vuoto. Io gli avevo concesso di scegliere le tende del soggiorno, mica pizza e fichi.

Dopo avermi sentita ululare come un sanbernardo e bestemmiare come uno scaricatore di porto ubriaco, deve aver convenuto con se stesso che fosse cosa buona e giusta rendermi partecipe dell’esistenza di ”Lulu”, che non è un’antidepressivo, bensì un sorta di funesta applicazione anti-ex, disponibile per android. Una sorta di enorme ”registro bastardo del maschio moderno”, una specie di versione multimediale e perversa del muro dei bagni della scuola, quel memoriale incancellabile dove durante l’intervallo venivano dati i voti alle cinque squinzie meritevoli di nota della settimana.

Il principio è quello. Solo che le vittime di questa specifica app sono loro, i maschietti, e noi, gli esseri umani dotati di gonnella, innato sadismo e potente spirito vendicativo, quelle che gli danno un punteggio. Si danno le coordinate del profilo Facebook del malcapitato e, armate di hashtag s’inizia a spettegolare e condividere informazioni importantissime quali: #atteggiamentoacena, #dimensioni, #luipaga, #èunostronzodoc, #durapoco . Inquietante.

Fossi un uomo emigrerei sulla Luna al pensiero di poter finire all’interno di questo “diario collettivo dello sputtanamento.” Si. Perché è quello il punto: mica “Lulu” è nata per cameratismo femminile. Ma suvvia, siamo oneste con noi stesse. La scusa ”lo faccio perché altre non soffrano. Le metto al corrente di quello che si troveranno di fronte!” non regge. Non ci crede nessuno. Al massimo, il sottotitolo di “Lulu” è tutt’altro, è un invito indiretto e speranzosissimo: “Ti prego. Tu che stai per uscire con #uomomonnezza fai quello che non ho potuto fare io perché abbagliata dal suo dopo barba di Armani: schiaccialo come una gommosa al lampone.”

Questo è ”Lulu”: una bottiglia piena di messaggi carichi di rancore, buttata nel mare della femminile amarezza moderna.  Non si preoccupi l’uomo dello stivale. Per ora “Lulu” parla solo in Inglese e si rivolge ai mercati statunitensi e anglosassoni in generale. Per ora.

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(Foto by InfoPhoto)