Le indagini sugli appalti nella sanità della Regione Campania hanno fatto scattare sei arresti e svariate perquisizioni. Al centro delle indagini condotte dai pubblici ministeri Henry John Woodcock, Enrica Parascandolo e Celeste Carrano vi sarebbe un giro di presunte tangenti che sarebbero servite per ottenere appalti all’ospedale Santobono – Pausillipon.

Il giudice per le indagini preliminari Mario Morra ha accolto dieci ordinanze. Fra queste anche quelle che prevedono l’obbligo di soggiorno per l’ex direttore della divisione pubblico e poi divisione mercati internazionali della Manutencoop. L’unico ad aver ottenuto la custodia cautelare in carcere è invece un infermiere. Altre cinque persone sono invece finite agli arresti domiciliari e quattro di loro avranno l’obbligo di soggiorno.

Arresti domiciliari per gli appalti nella sanità della Regione Campania anche per il dirigente per la sicurezza, prevenzione e protezione dell’azienda Santobono e per un impiegato. Per il direttore amministrativo dell’Adisu Orientale Parthenope e Federico II e un geometra le indagini riguardano invece un altro filone d’inchiesta, ossia gli appalti di pulizia e facchinaggio presso gli istituti universitari.

Durante la conferenza stampa che è seguita agli arresti, il procuratore capo Nunzio Fragliasso ha dichiarato in merito a questa vicenda: “Vorrei invitare a riflettere su come il ricorso ad accordi corruttivi sembra essere non solo un uso mai sopito, ma sempre più inveterato nel tempo e diffuso. Forse anche più spregiudicato? Non so rispondere, ma è una mala pianta endemica sicuramente, e anche questo caso del Santobono lo dimostra. Anche in questo caso si agiva direttamente sulla commissione aggiudicatrice. È un filo rosso che lega questi ultimi episodi anche alla indagine sugli appalti che abbiamo battezzato The Queen. E si raggiungeva lo scopo anche attraverso l’abbassamento della soglia al di sotto dei 40mila euro dei singoli servizi della pubblica amministrazione. Non si tratta di fenomeni isolati ma di un sistema. Lo mostrerebbe anche un dialogo tra esponenti delle ditte consorziate nell’Ati che si confrontavano anche su varie percentuali richieste in altre parti d’Italia“.