Il presidente argentino, Cristina Fernandez De Kirchner, è stata formalmente accusata di aver ostacolato la giustizia, impedendo le indagini sui funzionari iraniani ritenuti coinvolti nella strage avvenuta nel 1994 in un centro culturale ebraico di Buenos Aires costato la vita a 85 persone. La notizia è stata resa nota dalle fonti della procura della capitale argentina che ha così dato corso al documento preparato dal magistrato Alberto Nisman alla vigilia della sua ancora misteriosa morte.

Nella causa è coinvolto anche il ministro degli esteri, Hector Timerman. L’accusa, formulata dal pm Gerardo Pollicita, è quella di aver negoziato con l’Iran l’impunità di alcuni dirigenti coinvolti nel sanguinoso attacco in cambio di condizioni favorevoli sul petrolio. Pollicita sembra aver accettato pienamente le conclusioni raggiunte dal suo predecessore Nisman, il quale si apprestava a chiedere l’incriminazione del capo dello stato prima di essere trovato senza vita, ucciso da un colpo di pistola lo scorso 18 gennaio nel suo appartamento al 13esimo piano di un grattacielo a Buenos Aires. Nisman aveva criticato l’accordo fra Argentina e Iran che di fatto metteva fine all’inchiesta, accusando la Kirchner e il ministro degli esteri Hector Timmerman di aver protetto i colpevoli iraniani della strage per non mettere a rischio i rapporti commerciali con Teheran.

Un’inchiesta sta cercando di chiarire se si sia trattato di suicidio, omicidio o suicidio indotto. Quel che è certo è che si tratta di una morte dall’indubbia valenza politica, avvenuta alla vigilia della sua audizione in parlamento. La presidente Kirchner, che inizialmente aveva difeso la tesi del suicidio, ha successivamente cambiato versione, sostenendo che Nisman era stato ucciso dalle stesse persone che gli avevano fornito informazioni false per accusare il governo. “La vera operazione contro il governo non era la denuncia di Nisman, che non stava in piedi, ma la morte del procuratore” aveva detto il presidente puntando il dito contro l’ex capo dei servizi segreti, Jaime Stiusso.