La Russia ha convinto gli Stati Uniti ad accantonare l’uso della forza. Sembrava una trattativa impossibile ma sono bastati tre giorni di negoziati a perGinevra definire l’accordo (di massima) sul disarmo chimico della Siria. Le prime ispezioni sono previste tra un paio di mesi poi gli arsenali saranno smantellati e trasferiti in luoghi sicuri e distrutti.

L’accordo sarà poi tradotto in una risoluzione da sottoporre al Consiglio di sicurezza dell’Onu, fin qui paralizzato proprio dai veti russi. Secondo gli americani la risoluzione punterà sul capitolo 7 della Carta delle Nazioni Unite che autorizza, in caso di violazione, l’uso della forza e misure non militari (embargo) mentre Mosca avrebbe chiesto di rinunciare a citare esplicitamente la minaccia di un attacco militare qualora Assad non rispettasse i patti. Il segretario di Stato, John Kerry, avrebbe accettato ma l’opzione militare resta comunque in piedi.

Barack Obama (nella foto by InfoPhoto con Putin) accoglie con soddisfazione l’accordo ma sottolinea come molto lavoro resti ancora da fare: “Se le discussioni sulla Siria produrranno un piano serio, sono pronto ad appoggiarlo. Ma non bastano le parole. Voglio vedere azioni concrete che dimostrino la serietà di Assad sulla rinuncia alle armi chimiche. Se la diplomazia fallisce, gli Stati Uniti e la comunità internazionale devono essere pronti ad agire” ribadendo che gli Usa “manterranno le loro posizioni militari nella regione per mantenere la pressione sul regime”.

Intanto lunedì mattina il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, dovrebbe presentare al Consiglio di Sicurezza il rapporto degli esperti Onu sull’uso di armi chimiche. Venerdì aveva preso posizione contro il dittatore siriano che sarà processato per crimini contro l’umanità. 

Paolo Sperati su @Twitter e @Facebook

LINK UTILI

Armi chimiche: il Wall Street Journal lancia l’allarme

Difficile il loro controllo