Ieri sera, è ripartita dal porto di Gioia Tauro la nave americana Cape Ray. A bordo il pericoloso carico di armi chimiche siriane, smantellate a Damasco e portate in Calabria dal cargo danese Ark Futura. Nella nave statunitense sono stati trasbordati tutti e 798 i container, tre di iprite e 75 di precursori del sarin. Vale a dire 800 tonnellate di agenti chimici, che ora dovranno essere smaltiti. Dopo il trasferimento, è ripartita anche la nave danese.

La Cape Ray è uscita dal porto italiano scortata dall’Unità della Marina militare Foscari, che l’ha accompagnata fino al confine delle acque italiane. Ora che il pericolo è passato, si potrebbe tirare un sospiro di sollievo. Invece, a sollevarsi sono le polemiche politiche. Se il ministro dell’Ambiente, Gianluca Galletti, difende la scelta: “Quella di Gioia Tauro è stata la scelta giusta, oggi c’è stata la dimostrazione. La professionalità e la tecnologia avanzata vedono l’Italia all’avanguardia”, la popolazione locale ha inscenato una protesta.

Famiglie con bambini e altre persone, il giorno prima del trasbordo, avevano infatti partecipato a un flash mob in piazza, a San Ferdinando, organizzato dall’associazione Sos Mediterraneo. Volantini con lo slogan: “No trasbordo” e manifesti con l’immagine di una persona con indosso la maschera anti-gas hanno fatto da coreografia. Tutto forse fin troppo prevedibile. D’altronde, si è trattato di una protesta più che altro simbolica.

Il direttore generale dell’Opac, Ahmet Uzumcu, ci ha tenuto a ringraziare l’Italia per l’ospitalità, elogiando tutto lo staff coinvolto nell’operazione, che si è svolta “senza incidenti”. Un’operazione osservata da tutto il mondo, con centinaia di giornalisti stranieri accreditati. Da al Jazeera alla Cbs, alla Svizzera Italiana.

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