Sono stati assicurati alla giustizia tutti e quattro i giovani che hanno stuprato prima una polacca e poi una transessuale a Rimini. Si tratta di ragazzi giovanissimi: due fratelli marocchini, di 15 e 17 anni che si sono costituiti ai carabinieri di Montecchio di Pesaro, un terzo componente del gruppo, un nigeriano di 16 anni, e il capo branco, un congolese di 20 anni, sbarcato nel 2015 a Lampedusa.

Il congolese di 20 anni – ritenuto il capo branco – è stato fermato mentre tentava di fuggire in treno; gli altri tre stupratori, invece, tutti minorenni, sono già a disposizione degli inquirenti che stanno indagando per ricostruire meglio la dinamica dei fatti. Nello specifico, il 20enne era stato intercettato alle 2 di notte nel centro di Pesaro, mentre girava in bici: accortosi della presenza delle forze dell’ordine, si è rifugiato nel parco più vicino dove ha fatto perdere le tracce. Poi è scappato in stazione prendendo un treno diretto verso il Nord. Peccato che avesse con sé un cellulare che ha consentito alla polizia di non perderlo mai d’occhio e di arrestarlo quando il convoglio si è fermato a Rimini.

L’arresto è stato effettuato da due donne: “Un gesto simbolico che ha reso giustizia alle vittime delle violenze” ha dichiarato il Questore Maurizio Improta. Intanto la polizia polacca ha ringraziato “i colleghi della Squadra Mobile di Rimini per l’azione investigativa che ha portato alla cattura dei presunti autori degli stupri”.

Decisivo l’intervento del padre dei due fratelli marocchini di 15 e 17 anni: “Gli ho detto di andare subito dai carabinieri perché, può capitare che uno rubi un telefonino, ma non che uno violenti una donna. Se hanno fatto una cosa del genere, devono pagare” ha dichiarato al “Resto del Carlino”. “Mi ha detto che lui era con suo fratello e altri due loro amici, un congolese e un nigeriano, a Rimini, e che avevano partecipato allo stupro di cui si parlava da giorni” ha aggiunto. Fondamentale la confessione dei due minorenni per arrivare al fermo del nigeriano di 16 anni.

“I due fratelli minorenni hanno confessato perché probabilmente si sentivano braccati. Le riprese video erano nitide e sapevano che non sarebbe passato molto tempo prima che fossero individuati. In caserma non ci sono state scene di lacrime o pentimenti ha precisato il comandante provinciale dei carabinieri di Pesaro. “Il padre dei due ci ha raccontato di essere stato lui ad invitarli a venire a consegnarsi. I due fratelli erano soggetti noti per alcuni precedenti come furti di cellulari, ricettazione di motorini e bici rubate” ha concluso.