Due poliziotti della Squadra Mobile di Milano sono stati arrestati assieme a ventidue nomadi, tutti accusati di aver messo in piedi un sistema di borseggiatori che rubava oggetti e denaro ai viaggiatori che frequentavano la Stazione Centrale. È proprio qui che è scattato il blitz delle forze dell’ordine: a finire in manette soprattutto donne, che sono accusate di associazione per delinquere, mentre i due agenti fermati sono accusati di concussione.

Il giro di affari messo in piedi dai nomadi avrebbe fruttato dai cinque ai ventimila euro a settimana. I due poliziotti arrestati, invece, sono accusati di aver spartito parte dei proventi derivanti dai furti che commettevano soprattutto le donne – spesso in compagnia di bambini. I due agenti avrebbero chiesto una sorta di pizzo alle nomadi, minacciandole di portar via i bambini e di farle arrestare nel caso in cui non avessero consegnato loro ciò che avevano rubato. Il giro sarebbe andato avanti per circa un anno, fruttando quindi diverse centinaia di migliaia di euro. Ad aver subito i furti maggiori sono stati soprattutto turisti americani e giapponesi, forse meno attenti o ignari di certe situazioni.

Parte dei furti e delle spartizioni delle refurtive sarebbero state documentate dalle telecamere di sorveglianza presenti all’interno della Stazione Centrale. È stato proprio grazie alle immagini così recuperate che i due agenti sarebbero stati incastrati e adesso sarebbero agli arresti domiciliari con l’accusa di falso in atti d’ufficio e concussione.

Il capo della Squadra Mobile di Milano, Alessandro Giulian, ha commentato così la vicenda: “Fino a ieri i due agenti facevano parte di una sezione che produce grandi risultati nel contrasto ai crimini predatori e se verranno provate le accuse sarà una cosa molto grave, un tradimento verso coloro che svolgono sempre egregiamente e con onestà le loro funzioni“.