A una primissima istintiva analisi sembrerebbe una proposta un po’ bislacca, quella avanzata da alcuni scienziati americani, ovvero cospargere la superficie del Mare Glaciale Artico con una vernice bianca per mezzo di chicci o microbolle. In questo modo i raggi solari verrebbero almeno parzialmente riflessi, limitando l’assorbimento di calore e prevenendo lo scioglimento dei ghiacci, favorendo al contempo la formazione.

La misura, che tenderebbe alla preservazione delle calotte e del permafrost, è però stato contestata da alcuni studi e in particolar modo dal Carnegie Institution of Science, che in una simulazione ha dimostrato che, per quanto parzialmente efficace, il metodo non risulterebbe in un raffreddamento del permafrost che, scongelandosi, rilascerebbe nell’atmosfera le grandi quantità di metano ivi imprigionate.

La proposta fa il paio con quella del 2008 di Stephen Salter, secondo il quale alcune navi durante la navigazione del Mare Glaciale Artico avrebbero dovuto spruzzare acqua nebulizzata per rendere le nuvole più chiare e quindi riflettenti la luce solare. Accantonata l’idea delle navi, lo stessa funzione, sempre secondo Salter, sarebbe potuta essere appannaggio di alcune torri installati lungo le isole Fær Øer.

Come già detto nessuno di questi sistemi si rivelerebbe efficace per contrastare l’emissione di gas serra e inoltre ridurre l’arrivo di luce solare potrebbe danneggiare seriamente l’ecosistema compromettendone l’equilibrio. Difficilmente dunque tali scorciatoie potranno essere alternative all’abbattimento delle emissioni, finalità ultime delle varie conferenze dell’Onu sul clima, tra cui quella di Parigi che si svolgerà verso la fine dell’anno.

Nel frattempo il vice primo ministro russo Alexander Khloponin ha dichiarato che sta pensando di garantire un accesso più ampio nell’Oceano Artico alle compagnie petrolifere del Paese, di fatto sciogliendo un maggiore quantitativo di ghiaccio.

Per quanto Khloponin abbia dichiarato di prevedere delle restrizioni, per ora queste misure non sono ancora state rese note. Si stima che dalla parte russa dell’Oceano Artico sia possibile estrarre miliardi di barili di petrolio e di gas: una prospettiva interessante anche per gli altri rivali che si affacciano sulla distesa d’acqua, tra cui Stati Uniti, Canada, Norvegia e Danimarca.