È una vera e propria rivoluzione quella che toccherà agli asili nido grazie alla riforma della Buona scuola proposta dal governo del Pd guidato da Renzi.

Sì, perché nell’ambito di una più vasta ristrutturazione dell’istruzione entrerà anche la proposta della senatrice Francesca Puglisi, inserita nella legge delega per velocizzare le operazioni di voto.

La riforma Buona scuola, tra le altre cose, abbatterà qualsiasi barriera tra gli asili nido (che ora accolgono bambini tra gli 0 e i 3 anni) e le cosiddette scuole d’infanzia (dai 3 ai 6).

Di fatti gli asili nido non saranno più un servizio che risponde a una domanda singola, privata, e quindi di utilità sociale, ma verranno inseriti all’interno delle funzioni educative svolte dagli istituti statali.

Addio quindi a regolamenti localistici (comuni, province o regioni che siano) per fare spazio alla alla responsabilità unica del ministero dell’Istruzione, mentre la gestione resterà come sempre comunale, dove le finanze lo permetteranno.

Stando a quanto riportato dalla proposta questa nuova riforma tenderebbe a livellare la qualità dei servizi per l’infanzia, provando a gestire direttamente i vari problemi economici che hanno già costretto molti comuni ad affidarsi alla statalizzazione coatta.

La riforma Buona scuola proverà anche ad avvicinarsi agli standard chiesti dall’Unione Europea. Rispetto al 14% di bambini che si avvale degli asili nido l’UE aveva chiesto l’obiettivo del 33%, che l’Italia intende rispettare entro il 2020.

Stessa cosa per le scuole d’infanzia, dove solo il 60% dei bambini si affida a scuole statali, mentre il resto è ripartito tra privati, paritarie e associazioni. L’Europa avrebbe imposto il 90%, mentre la nuova legge cercherà di arrivare al 75%.

Per quanto riguarda l’aspetto economico Buona scuola prevede che le famiglie non debbano contribuire alle spese per più del 20% del totale. Aziende pubbliche e private potranno poi agevolare le famiglie con bambini sotto i tre anni attraverso un ticket nido dal valore massimo di 150 euro.

La riforma prevede l’erogazione progressiva di 700 milioni a partire da quest’anno, 900 nel 2016 e 1,5 miliardi nel 2019. La gestione economica delle scuole dell’infanzia in cui si trasformeranno gli asili nido sarà a carico dello stato per il 50%, mentre il resto verrà diviso tra enti locali e regioni.