È una vera e propria rivoluzione scolastica quella che sta avvenendo in Veneto, dove il Consiglio Regionale ha approvato a larga maggioranza la proposta di legge che prevede di dare priorità di ingresso negli asili nido ai bambini di genitori che possano dimostrare di essere residenti e lavoratori in Veneto da almeno 15 anni.

La nuova norma, che modifica la legge regionale 32 del 1990, rappresenta un guanto di sfida lanciato contro il governo che secondo i proponenti ha imposto importanti tagli all’istruzione.

Uno di loro, Massimo Giorgetti ha ricordato che la legge si applicherà solo ai nidi comunali (ovvero il 10% del totale) e ha argomentato che si tratta solamente di un principio estremamente pragmatico: “Ci sono genitori che vivono e lavorano in Veneto da sempre che a causa del reddito Isee alto si vedono scavalcati nelle graduatorie per l’accesso ai nidi comunali e per poter mantenere il lavoro sono costretti a pagare rette altissime nei nidi privati. Questo a favore di genitori arrivati qui da qualche anno, con Isee basso, talvolta anche perché uno dei due non lavora. Che poi scusate: se un genitore è disoccupato, perché non tiene il figlio con sé a casa, lasciando il posto a chi ne ha bisogno?”

All’interno della maggioranza si è registrata la perplessità di Forza Italia, mentre il Movimento 5 Stelle (che pure aveva voluto introdurre la non obbligatorietà della continuità di residenza) ha votato contro.

Duramente a sfavore il Pd, che nella persona di Claudio Sinigaglia ha fatto notare come i bambini stranieri siano appena il 9% del totale e come le coppie provenienti dall’estero siano una benedizione per il ristagno demografico del Veneto.

La legge che regola l’entrata negli asili nido potrebbe in ogni caso essere impugnata dal governo per un possibile problema di disparità di trattamento, ha fatto notare il consigliere dem, che ha invece sostenuto come possibile mediazione un sistema di punteggio graduato sulla base degli anni di residenza.