Respinta la prima richiesta al mondo di asilo per cambiamento climatico. La Corte Suprema della Nuova Zelanda ha infatti rigettato la richiesta di Ioane Teitiota, 38enne originario di Kiribati, piccolo stato-arcipelago nel Pacifico, le cui isole coralline affiorano solo di pochi metri dal mare.

L’uomo, che dal 2007 vive nel Paese con la moglie e i tre figli, ha dunque perso la battaglia legale protrattasi per ben 4 anni e verrà rimpatriato assieme a tutta la famiglia.

Arrivati in Nuova Zelanda nel 2007, Teitiota e la moglie Angua Erikava sono rimasti nel paese anche dopo la scadenza dei loro permessi di soggiorno, nel 2010. L’anno seguente l’uomo è quindi stato la prima persona al mondo a chiedere lo status di rifugiato climatico, sostenendo di non poter rimpatriare poichè l’innalzamento del livello delle acque marine provocato dai cambiamenti climatici minaccia la sua isola natia, mettendo a rischio la sua vita e quella della sua famiglia.

Lo scorso luglio, dopo un lungo dibattito, la Corte Suprema ha tuttavia respinto la motivazione presentata, dichiarando che mentre Kiribati “indubbiamente affronta delle sfide, il signor Teitiota non si troverà ad affrontare alcun ‘danno grave’ tornando a casa”. Pertanto la sua istanza non raggiunge i criteri legali, come ad esempio la paura di persecuzione o la minaccia alla vita. Non vi è infatti indicazione che il governo del piccolo arcipelago manchi di adottare misure di sicurezza per proteggere i cittadini dall’impatto del cambiamento climatico.

Il Dipartimento Immigrazione neozelandese ha così confermato l’espulsione dell’uomo, anche il gesto di solidarietà compiuto da uno dei leader della comunità di Kiribati  in Nuova Zelanda, il reverendo Josefa Suamalie, accorso nella capitale Wellington per presentare in parlamento una petizione perché fosse permesso alla famiglia di Teitiota di rimanere nel Paese.

Abbiamo regole da rispettare, altrimenti il sistema perde di validità” si è giustificato il primo ministro neozelandese John Key, spiegando che i rischi ambientali causati dall’innalzamento del livello delle acque marine e da altri effetti dell’aumento della temperatura atmosferica non costituiscono “un argomento credibile per una domanda di asilo”.