Sanzioni più aspre e maggiore tempestività d’intervento sono tra i punti chiave della riforma Madia contro l’assenteismo che dopo essere stata presentata a gennaio oggi è diventata legge.

I cosiddetti furbetti del cartellino andranno incontro a pene maggiori nel caso in cui vengano trovati assenti ingiustificati sul posto di lavoro, sopratutto se la situazione si ripete nel tempo.

Il dipendente truffatore, una volta individuato, andrà incontro a una sospensione nell’arco di 48 ore, durante i quali non riceverà lo stipendio ma solo un assegno alimentare di circa metà del salario base.

Il dirigente che si occupa del caso dovrà allora inviare all’ufficio per i procedimenti tutti i documenti relativi all’accusa di assenteismo, dando così inizio all’azione disciplinare.

In tutto il processo durerà un mese: il dipendente avrà 15 giorni per preparare la propria difesa, mentre le altre due settimane sono dedicate all’istruttoria.

La responsabilità penale prevista per il dirigente dovrà essere accertata da un giudice e non è più automatica come in una prima bozza del testo. Il capo che però ignora consapevolmente il comportamento scorretto del lavoratore potrà essere licenziate e rischierà da sei mesi a due anni per il reato di omissione di atti d’ufficio.

Infine il dipendente colto nell’inadempienza dei propri doveri potrebbe anche dover rimborsare allo Stato una multa per i danni di immagine provocati, che possono arrivare a una cifra pari a sei mesi di stipendio.