Un uomo di 65 anni processato per aver molestato le dipendenti è stato assolto dai giudici del Tribunale di Palermo. L’imputato è Domenico Lipari, un ex dirigente dell’Agenzia delle Entrate Palermo 1, accusato da due impiegate di molestie sessuali. Le donne avevano denunciato di essere state palpate dal loro capo reputando il comportamento lesivo della loro dignità. L’uomo avrebbe dato una pacca sul sedere a una delle impiegate. L’altra dipendente ha riportato di essere stata sfiorata nelle zone erogene. Le due dipendenti non hanno gradito questi gesti e si ritengono vittime di molestie sessuali.

Non la pensa allo stesso modo la seconda sezione del Tribunale di Palermo che ha assolto il 65enne nel mese di novembre del 2015. Le motivazioni della sentenza, pubblicate solo nei giorni scorsi, sostengono che l’uomo agì per scherzo perché a dispetto dei suoi 65 anni sarebbe rimasto immaturo e non sarebbe mai cresciuto.

Il Tribunale ha assolto l’uomo pur riconoscendo che il comportamento dell’ex dirigente è stato alquanto inopportuno in un contesto lavorativo e nascondesse il desiderio di prevaricare sulle dipendenti. Il giudice ha inoltre accertato che l’uomo ha commesso il fatto esattamente come riportato dalle dipendenti. Ciononostante il Tribunale di Palermo ha assolto il 65enne perché non avrebbe tratto alcun piacere sessuale dalle molestie. Stando alla sentenza si sarebbe trattato solo di gesti superficiali che non avrebbero leso la dignità delle donne, minato la loro libertà sessuale né le avrebbero danneggiate in alcun modo. Come scrivono i giudici nelle motivazioni della sentenza di assoluzione, destinata a far discutere:

Il comportamento dell’imputato era oggettivamente dettato da un immaturo e inopportuno atteggiamento di scherzo, frammisto a una larvata forma di prevaricazione e a una, sia pur scorretta, modalità di impostazione dei rapporti gerarchici all’interno dell’ufficio. Si deve tenere conto dell’intero contesto. Nel comportamento del Lipari non era ravvisabile alcun fine di concupiscenza o di soddisfacimento dell’impulso sessuale.

La pensa molto diversamente la Procura che intende ricorrere in appello insieme alle parti civili per ottenere il riconoscimento del reato di molestie sessuali commesso ai danni delle due dipendenti.