Dopo la pubblicazione dell’art. 48 del d.l. n.1/2012 del Decreto Liberalizzazioni, Assoporti si dice ancora non soddisfatto, ritiene infatti che si tratti di un passo avanti che però non è ancora sufficiente né tanto meno conclusivo.

È per questo che, Francesco Nerli, Presidenti di Assoporti, fa sapere che “Sul tema dei dragaggi è indispensabile procedere verso una semplificazione e velocizzazione delle procedure. Ulteriori incertezze rischiano di mettere fuori gioco la portualità italiana”.

Assoporti, per spingere il governo, ha elaborato una sua ipotesi alternativa all’articolo stesso che, come sottolineato dallo stesso Nerli “riteniamo adeguata alle esigenze e peculiarità dei nostri scali marittimi e alla tutela dell’ambiente. Parlamentari dei diversi schieramenti hanno fatto proprio quel testo e auspichiamo che anche il governo intenda valorizzare il contributo offerto dalla portualità”.

L’art. 48, Norme in materia di dragaggio recita: La norma disciplina gli interventi di dragaggio nei siti oggetto di bonifica di interesse nazionale. il materiale derivante dalla attività di dragaggio – se non inquinato – può essere refluito in mare, utilizzato per le opere di ripascimento, impiegato a terra, refluito all’interno di vasche di colmata, di vasche di raccolta o di altre strutture di contenimento poste in ambito costiero. L’idoneità del materiale è verificata mediante le analisi effettuate secondo i criteri stabiliti dal ministero dell’ambiente. Alle regioni compete l’adozione del Piano regolatore portuale, con la partecipazione di province e comuni interessati.

Commento: Le operazioni di dragaggio dei siti di interesse nazionale da bonificare sono fondamentali per assicurare la sostenibilità ambientale ed economica di quelle aree. Il rilancio delle attività di diporto, affidato ai Piani regolatori regionali, potrebbe scontrarsi con le norme introdotte con il decreto legge 210/2011 che hanno inasprito la tassazione sulle barche superiori a 10 metri.