[AGGIORNAMENTO ore 17:30]: la riunione del consiglio di amministrazione di Atac si è conclusa con l’approvazione del concordato preventivo come soluzione migliore per affrontare la crisi della società. Si tratta di un accordo con i creditori sotto il controllo del tribunale. Nella nota si legge che l’incarico di Advisor Finanziario e Industriale è stato affidato alla società Ernst Young..

La sindaca Virginia Raggi ha applaudito la decisione: “Atac deve rimanere pubblica. Atac deve rimanere di noi tutti. Con il privato vige la legge del profitto a discapito di quella della solidarietà e del servizio, scendono in campo interessi economici che tolgono sostanza al servizio e che nulla hanno a che fare con le mirabolanti soluzioni sponsorizzate dai partiti politici” e ha poi illustrato gli obiettivi dei prossimi tempi: “Migliorare le linee, rinnovare la flotta degli autobus, la metropolitana, ridurre i tempi d’attesa, dare ai cittadini i servizi che meritano, tutelare i dipendenti onesti“.

Continua senza freno alcuno la crisi ormai pluriennale di Atac, che ora dovrà affrontare l’istanza di fallimento presentata nella giornata di ieri da uno dei maggiori fornitori di carburante.

L’azienda del trasporto pubblico romano, che conta 12mila dipendenti e un debito di 1,4 miliardi di euro, potrebbe essere dichiarata insolvente, nel caso in cui il Tribunale di Roma accolga la richiesta, come riporta il Messaggero di oggi.

Il giudice dovrà infatti stabilire entro 30 giorni la possibilità di avviare il processo di bancarotta, e il rischio potrebbe essere meno remoto di quanto preventivato dai vertici.

Nel frattempo nella giornata di oggi è previsto il consiglio di amministrazione durante il quale si avvierà la procedura di concordato in bianco, ovvero l’attuazione di un piano di risanamento che dovrà essere eseguito con il controllo dettagliatissimo del tribunale fallimentare.

Ma per Atac i guai sembrano arrivare sempre almeno in coppia. Sono infatti state ufficializzate le dimissioni del numero 2 dell’azienda, il direttore operativo Alberto Giraudi, che arrivano dopo circa un mese dall’addio di Bruno Rota e dall’allontanamento di Manuel Fantasia, ex amministratore unico.

Giraudi, 48enne di Torino, era arrivato al vertice dell’azienda in seguito alla partecipazione di un concorso, stimato dalla governance del Movimento 5 Stelle che si occupava della gestione dell’azienda. Per i pentastellati non si tratterebbe di un segnale di crisi, ma solo di un modo un po’ brusco (e forse imprevisto) per conferire maggiore velocità alla ristrutturazione di Atac in atto.