Il processo contro i vertici, simpatizzanti e quasi tutti i deputati del partito di estrema destra Chrysi Avghì – ovvero Alba Dorata – eletti nel 2012, – in tutto sono 69 – è iniziato ieri in un’aula bunker all’interno del penitenziario di sicurezza di Korydallos – è un popolare quartiere alla periferia di Atene – ed è stata subito rinviata al prossimo 7 maggio – il motivo è che un imputato non aveva difensori, ed era necessario dare al legale nominato il tempo di studiare il caso. In apertura di udienza sono comparsi solo 44 degli imputati – non c’era ad esempio il fondatore e leader del partito neonazista Nikos Michaloliakos, ed il suo entourage – Ilias Kasidiaris, Yannis Lagos, Ilias Panagiotaros, Konstantinos Barbarousis, Stathis Boukouras e Christos Pappas -, così come diversi parlamentari – c’erano invece la madre del rapper Pavlos Fyssas, ucciso nel settembre 2013 da Giorgos Roupakias, simpatizzante di Alba Dorata, e il sindaco di Atene Giorgos Kaminis.

Il rinvio a giudizio è stato deciso lo scorso 4 febbraio, dopo che il Consiglio dei giudici della Corte d’Appello, a seguito di diversi mesi di indagini, era riscuito a raccogliere elementi sufficienti per suffragare l’accusa di banda criminale, ovvero di aver partecipato ad una lunga serie di atti di violenza, fatta di pestaggi brutali e di omicidi dei suoi «nemici ideologici» e immigrati stranieri – come il rapper antifascista Pavlos Fissas. L’accusa, se provata, potrebbe costare loro fino a 20 anni di carcere. Secondo l’accusa, il partito neo-nazista avrebbe iniziato ad operare come un’organizzazione criminale dal 2008. Alla prima udienza si sono presentate 92 delle 131 persone chiamate a testimoniare nel processo. I media ateniesi hanno riferito di aggressioni da parte di simpatizzanti di Alba Dorata che avrebbero riguardato alcuni dei testimoni chiamati a deporre al procedimento.

Il processo ha una notevole portata perché Alba dorata è ancora oggi il terzo partito politico per suffragi del paese – nelle elezioni di fine gennaio aveva conquistato il 6,28% dei voti (17 seggi), classificandosi dietro a Syriza e Nuova democrazia.