I ribelli della Siria dicono “no” alla Russia. La proposta avanzata da Mosca agli Stati Uniti  di mettere sotto controllo internazionale l’arsenale di armi chimiche in possesso del regime di Assad (foto by InfoPhoto) ha incontrato un secco rifiuto da parte dell’Esl, l’esercito siriano libero. Lo ha annunciato direttamente il capo militare, il generale Salim Idris.

Quindi si ricomincia da capo nel complesso e drammatico rompicapo siriano. Il piano elaborato dalla diplomazia russa è  stato presentato l’11 settembre agli americani e sarà il principale oggetto di discussione negli incontri che cominciano il 12 settembre a Ginevra tra i ministri degli esteri delle due superpotenze, John Kerry e Sergej Lavrov. Quanto emergerà da questi colloqui costituirà il fulcro da cui partiranno anche le prossime mosse dell’Onu, per arrivare ad una soluzione che escluda un intervento militare americano.

Gli Stati Uniti per ora prendono tempo, senza tuttavia escludere la loro opzione numero uno, l’attacco diretto, come ha commentato il portavoce del presidente Barack Obama, Jay Carney: “Fino a due giorni fa Assad negava il possesso dei gas letali. Non c’è dubbio: la nostra minaccia contro il regime di Assad ha funzionato. Mettere sotto controllo internazionale le armi chimiche ovviamente richiede del tempo. Tuttavia la nostra opzione di un attacco militare in Siria resta“.